Costacurta: "Baresi, un leader silenzioso"

Ha giocato accanto al capitano: insieme hanno vinto tutto: "Carisma straordinario. Franco dava l'esempio"
Antonio Vitiello

Pubblicato il 01.08.2026, 11:59

 Avere accanto per tanti anni un esempio come Franco Baresi è stato un grande onore per Alessandro Costacurta. L'ex difensore rossonero ha voluto ricordare il grande capitano, scomparso ieri all'età di 66 anni, con parole cariche di emozione e riconoscenza. 
  
Quando pensa al Capitano cosa le viene in mente? 
«Sono tante le immagini che vengono in mente quando si parla di Franco Baresi. Ma ciò che colpisce ancora di più è il suo essere sempre stato così schivo, così disinteressato alle prime pagine, è forse questo che oggi commuove ancora di più». 
 
Ma lei è stato con Franco per tanti anni. Ci sarà un ricordo particolare... 
«Devo dire che probabilmente la sorpresa più grande l'ho avuta quando girammo uno spot pubblicitario prima dei Mondiali del 1994. Fino a quel momento, nonostante giocassi con lui da cinque o sei anni, non ero ancora riuscito a entrare davvero nella sua testa e nel suo cuore. Quella giornata, secondo me, è stata il momento in cui siamo diventati veramente amici. Almeno per me è stato così. Prima avevo sempre avuto nei suoi confronti un certo timore reverenziale. Invece quel giorno è cambiato qualcosa. Per me avere l'amicizia di una persona come Franco è stato uno dei più grandi privilegi della mia vita». 

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Che capitano è stato Franco Baresi? 
«Era un capitano silenzioso. Non parlava tantissimo, ma aveva un carisma incredibile. Non aveva bisogno di fare grandi discorsi: bastava il suo atteggiamento. Ti indicava la strada con l'esempio e tutti lo seguivano. Aveva una personalità straordinaria e riusciva a trasmettere sicurezza semplicemente con la sua presenza». 
 
Ha giocato anche con Paolo Maldini. Che differenza c'era tra loro? 
«Due grandi capitani. Paolo ha avuto la fortuna di inserirsi in un gruppo che aveva già vinto tanto. Franco, invece, è stato il primo a insegnare a tutti noi quale fosse l'atteggiamento giusto per arrivare ai grandi traguardi. Non lasciava nulla al caso. La disciplina, il riposo, la cura del corpo, l'attenzione ai dettagli: era maniacale sotto questo punto di vista. Se il Milan ha vinto così tanto, anche se naturalmente ci sono stati tanti protagonisti, una parte enorme del merito va proprio alla leadership di Franco Baresi». 
 
Se chiude gli occhi e torna a quegli anni, qual è il più grande insegnamento che le ha lasciato? 
«Non è stato tanto quello che diceva, perché parlava poco. Mi ha insegnato soprattutto l'atteggiamento da avere in campo. Ricordo un consiglio che mi dava sempre: un difensore non deve guardare soltanto l'attaccante, ma soprattutto chi può servirlo. È una lettura della situazione che mi ha insegnato lui. Non sono mai diventato bravo come Franco, perché uno come lui nasce una volta sola, però quella capacità di leggere il gioco che mi viene spesso riconosciuta l'ho imparata proprio grazie a lui. Credo che sia stato il suo insegnamento più importante». 
 
È arrivata una pioggia di messaggi da tutto il mondo. È il segno che Franco Baresi è davvero un'icona planetaria... 
«Questo mi rende veramente felice. È il più grande riconoscimento possibile per un uomo che è sempre stato schivo e lontano dai riflettori. Significa che la sua grandezza è stata riconosciuta ovunque. La forza che riusciva a trasmettere in campo era unica». 

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Negli ultimi tempi lo aveva sentito? 
«Negli ultimi giorni no, l'ultima volta è stato circa due mesi fa. Lo avevo chiamato per invitarlo al mio compleanno, ma mi disse che non se la sentiva di venire per una serie di motivi. Quella è stata l'ultima volta che ci siamo parlati». 

Nel calcio di oggi potrà nascere un altro Franco Baresi? 
«Me lo auguro, ma è davvero difficile. Se guardiamo ai più grandi difensori della storia, Franco è certamente tra loro. Oggi servirebbe tantissimo un uomo come lui. Non soltanto per le qualità tecniche del difensore, ma soprattutto per la qualità della persona. Magari il Milan potesse avere un nuovo Baresi, qualcuno capace di insegnare ai giovani come si sta in campo e come si interpreta davvero questo ruolo». 

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