Come giocava Mazzola. Veloce, tecnico e cattivo: era immancabile
Sandro Mazzola era un 9 e mezzo e anche un 8 e mezzo. Era veloce, tecnico, cattivo in area, segnava e creava occasioni da gol. Era un attaccante, ma pure una mezzala e un rifinitore, era il complemento tecnico di Luisito Suarez, con cui aveva legato in campo quanto fuori. Lo spagnolo lo lanciava e Sandro partiva come una saetta.
La pesante eredità di Valentino e la consacrazione di Puskask: "Hai onorato la memoria di tuo padre"
Era il figlio di Valentino e l’eredità calcistica del padre gli ha pesato fin quando è diventato lui stesso Mazzola. Ce ne sono state altre di grandi dinastie nel calcio italiano, ma nessuna ha raggiunto i livelli dei Mazzola. All’inizio gli osservatori si sforzavano di trovare dei punti di contatto fra padre e figlio e questo metteva a disagio Sandro. Non erano lo stesso giocatore, Valentino era una squadra intera, Sandro un pezzo pregiato di una grande squadra. Un giorno però, dopo la doppietta nella finale di Coppa dei Campioni del ‘64, vinta dall’Inter al Prater di Vienna contro il Real Madrid, venne definitivamente consacrato da Ferenc Puskas che a fine partita lo prese da una parte e gli disse: “Una volta ho giocato contro tuo padre. Complimenti, hai onorato la sua memoria”.
Mazzola è stato l'Inter per vent'anni
E’ stato l’Inter per vent’anni, diciassette in Serie A, dallo storico debutto contro la Juve nel 60-61 alla finale di Coppa Italia del ‘77. Era un giocatore immarcabile, come lo definì Enea Masiero, suo compagno e poi suo allenatore nell’Inter. La sua forza era la fusione perfetta fra la qualità atletica e quella tecnica, con un controllo di palla impressionante era capace di scattare due o tre volte dentro lo stesso scatto, poteva cambiare marcia in ogni istante mentre il difensore arrancava alle sue spalle. Da centrocampista offensivo è diventato attaccante vero con Helenio Herrera, nel calcio di oggi potremmo definirlo una seconda punta, girava intorno al centravanti di ruolo, da Milani a Peirò a Boninsegna. In quella posizione segnò tanto, di forza, di rapina, di astuzia, di classe, dopo un dribbling o un tiro dalla distanza. In tre campionati, dal ‘64 al ‘67, mise insieme 53 reti diventando capocannoniere della Serie A, insieme ad Alberto Orlando, nel 64-65.
La finale di Coppa Italia del '77 e la citazione di Dante
Col passaggio del club da Angelo Moratti a Fraizzoli cambiò anche la posizione in campo di Mazzola. Fu Gianni Invernizzi a riportarlo a centrocampo, sempre con funzioni offensive, così da avere più fantasia e creatività all’inizio della manovra. Sandro chiuse la sua carriera con la finale di Coppa Italia del ‘77 persa 0-2 contro il Milan. Ai microfoni di Beppe Viola che lo intervistava a fine partita citò Dante: “Vuolsi così colà dove si puote...“. Ce l’aveva con Gussoni, l’arbitro della finale. A settembre, quando ormai era un ex giocatore, la federcalcio gli rifilò una multa di 700.000 lire.
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