Conte vi guarda
Antonio Conte è un tipo che non ama molto comunicare (a Napoli i colleghi si lamentano ancora per il ridotto numero degli incontri stampa, spesso cancellati durante i suoi due anni) eppure quando si ritrova dietro un microfono va ascoltato sempre con grande attenzione. Non è mai banale o scontato, ancor meno diplomatico. Anzi: è pronto ad affrontare argomenti di grande attualità senza nascondere le proprie ambizioni professionali. Vi ricordate quando la sua candidatura, patrocinata da Marotta, per succedere a Gattuso sulla panchina della Nazionale divenne più di una indiscrezione, cosa rispose dalla sala stampa di Castel Volturno? Dettò una frase scolpita: «Se fossi nel prossimo presidente della Figc mi prenderei in considerazione!». Era per dire: sono pronto a tornare. Adesso che ha scelto di vivere un anno sabbatico, di ricaricare le batterie, non ha nascosto la prossima tappa della sua carriera. Ha spiegato: «Mi piacerebbe andare in un club che ha perso di vista la sua storia per farla risplendere». Non c’è bisogno di un disegnino per tradurre questo schizzo in un paio di dichiarati obiettivi. Il primo, probabilmente in ordine statistico, è il Milan. Segnalo la statistica perché diventerebbe, in caso di assunzione e di conseguente successo, il primo allenatore ad aver vinto con Juve, Inter e rossoneri.
Il primo "no" del Milan ad Antonio Conte
Nello specifico le tracce del suo interesse sono consistenti. Perché appunto il Milan appartiene a quella cerchia ristretta di società che hanno scritto la storia del calcio italiano collezionando successi in diverse epoche e che sta vivendo, dopo l’epoca d’oro berlusconiana, un ciclo di tormentate rifondazioni. Proprio di recente, nelle ore che scandirono il clamoroso repulisti deciso da Gerry Cardinale (via in un sol colpo Tare, Allegri e Moncada), la candidatura di Antonio Conte venne esclusa in modo categorico: «Sarà uno straniero!». Ancora prima, a seguito all’addio a Stefano Pioli con Paolo Maldini e Ricky Massara messi alla porta, il Milan virò su Paulo Fonseca dopo lunga gestazione durante la quale critica e tifoseria fecero un tifo sfrenato per Antonio Conte, libero in quel momento. A rendere addirittura pubblico l’interesse del tecnico leccese per la panchina del Milan fu il suo vice Stellini durante un intervento alla trasmissione di Telelombardia.
Dall'ipotesi Milan al romantico ritorno alla Juve: gli scenari per Conte in Italia
Il Milan, oggi saldamente guidato da Cardinale che ha scelto da solo Amorim, un altro portoghese ma dotato di una “cazzimma” diversa, non è l’unica traccia lasciata dalle parole recenti di Conte. Nel ristretto gruppo delle squadre storiche da riportare alla luce del successo c’è sempre la Juve che vive, in questa stagione, l’identica condizione dei rossoneri, alla ricerca frenetica dell’antica gloria agnelliana con una differenza di non poco conto: mentre il fondo americano Elliott e poi RedBird hanno tenuto i conti in sicurezza, la cassaforte della famiglia torinese ha investito nell’operazione Juventus la bellezza di 1 miliardo e 200 milioni senza riuscire a invertire il trend! A Torino, nonostante lo spessore professionale di Spalletti, il nome di Antonio Conte, già capitano e allenatore bianconero, continua a esercitare un fascino speciale, in modo diffuso tra i tifosi oltre che in gran parte del vecchio gruppo dirigente. Non ha fretta Antonio Conte e un’occhiata l’ha già data (a San Siro la sera di Milan-Benfica di Europa League). Della Juve conosce tutti i segreti. Gli basta una sera andare a cena a Torino per sentirsi raccontare le ultimissime sulla Continassa.
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