Mourinho come Kutuzov

Leggi il commento sulla vittoria del Real Madrid sul campo del Barcellona di Flick, annichilito dai colpi di Mbappé e dalla strategia dello Special One
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Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

4 min

Pubblicato il 27.10.2026, 11:15

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José Mourinho è la figura calcistica più prossima a Michail Kutuzov il generale che sconfisse Napoleone Bonaparte nella Campagna di Russia. Kutuzov lo sconfisse scegliendo di non affrontarlo mai in una battaglia sul campo. Adottò una strategia di ritirata che è passata alla storia. Come ha fatto José domenica sera al Camp Nou. Mourinho ha tanti aspetti che ne scolpiscono la grandiosità. E tra questi spicca l’impermeabilità allo sciocchezzaio imperante sul calcio contemporaneo. È uno dei pochissimi, si contano sulle dita di una mano e non si arriva a cinque, che definiscono la presunta estetica fine a sé stessa come - parole sue - «roba degli ultimi anni, di chi vuole fare il fenomeno senza aver mai messo il culino su una panchina». José è tornato a Barcellona e lo ha fatto alla sua maniera. Vincendo. E ha vinto sia sul campo, col punteggio di 2-1. Sia virtualmente, nel mondo delle statistiche: il Real ha creato quasi il doppio delle occasioni da gol (gli X-Goal) del Barcellona di Flick. Che non ci ha capito niente. Ha solo tenuto il pallone il 62% del tempo, più o meno inutilmente.

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È superfluo ricordare che sono anni che gli danno del bollito, e solo perché non si è piegato al pensiero unico calcistico. Anche a Madrid, in queste prime settimane, lo hanno sommerso di critiche a ogni contrattempo. Lo aveva messo nel conto. Questa partita l’ha preparata come solo lui sa fare. E l’ha giocata con cinque uomini offensivi. Cinque. Diomande che con lui sta diventando irresistibile. Arda Guler. Bernardo Silva. Bellingham che è un calciatore monumento: una delizia per gli occhi. Altero e sprezzante come chi sa di appartenere a un’altra categoria (per citare un mourinhiano di Livorno).

E infine Mbappé che ha già segnato 14 gol in stagione (in 13 partite). Lo Special One lo ha caricato a molla. Era lui la pietra sistemata nella catapulta. E ha eseguito il compito alla perfezione. Ha colpito due volte. La seconda al termine di un’azione che L’Equipe ha definito la sintesi del calcio di Mourinho. La summa del suo modo di intendere il football. La ruleta di Bellingham a centrocampo è da sindrome di Stendhal. Appoggio a Camavinga (entrato sette minuti prima al posto di Bernardo Silva) che chiede triangolo scaleno a Arda Guler e va nello spazio. Il turco gliela restituisce col contagiri mentre Camavinga sembra andare a motore rispetto a Cubarsi. Lo supera e appena in area appoggia all’indietro dove Mbappé arriva come un falco e segna a porta praticamente vuota. Quattro passaggi in undici secondi. E gol. Nel Camp Nou ammutolito.

Il possesso palla fatevelo mettere nella doggy bag. La doppietta di Mbappé di fronte a Rodri che era convinto di aver fatto la scelta giusta nel preferire i catalani ai blancos. E a Yamal che ha vissuto una serata da spettatore non pagante. Si è divorato un gol alla Calloni. È finito nelle grinfie di Cucurella che José ha trasformato per una sera in un marcatore implacabile. Che cosa sarebbe questa squadra se per un capriccio presidenziale non fosse costretta da anni a provare a far convivere gli inconciliabili Mbappé e Vinicius (domenica squalificato). Ma il generale Kutuzov si sta attrezzando anche per questo. 

 

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