Juve, tanto cuore e poca testa

Una rimonta così fa effetto, perché salta fuori il cuore, il carattere, la voglia di non perdere, il furore, tutto giusto e tutto vero, ma al tempo stesso rischia di stravolgere un giudizio complessivo
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

5 min

Pubblicato il 17.09.2025, 08:02 (Aggiornato il 17.09.2025, 08:57)

Juve, primo tempo da dimenticare

I primi 45' della Juventus sono stati identici a tante partite della scorsa stagione: il niente. Vuota, brutta, lenta, involuta. Poi, quando la gara è impazzita, allora sì che la Juve più dissennata degli ultimi tempi ha perso l’orientamento, prima del ribaltone finale. Una difesa, anzi, un sistema difensivo che non sta in piedi. In tre giorni sul suo campo ha preso 7 gol. La storia della Juve non lo permette. Ritmo brachicardico, errori tecnici uno dietro l’altro, Yildiz perso, Koopmeiners a palla indietro, Openda mai rifornito, David appena un tiro, la Juve era questa nel primo tempo, senza pressing e soprattutto senza coraggio, senza fantasia, senza insistenza. Al Borussia, che giocava in trasferta e aveva mezza squadra in infermeria, non pareva vero far passare i minuti senza premere sull’acceleratore, evitando con cura perfino gli sprint di un velocista come Adeyemi. Quello che abbiamo detto di Openda, staccato dal resto della squadra, possiamo trasferirlo pari pari a Guirassy e qui il caso è ancora più grave visto che si tratta del capocannoniere dell’ultima Champions, del Mondiale per club e ora vicecapocannoniere in Bundesliga, ma nemmeno per sbaglio è arrivato un pallone dalle sue parti.

 

Dopo 50 minuti, la partita è rientrata nel rango della Champions. Merito del Borussia e demerito della difesa juventina, anzi, dell’atteggiamento della difesa di Tudor. Palo di Beier, gol di Adeyemi, palla-gol di Guirassy sventata da Di Gregorio. È finita la noia ed è cominciato il divertimento perché d’improvviso Yildiz ha tirato fuori la prodezza. Del resto, se uno porta il 10 bianconero sulle spalle non può essere un caso e nemmeno un regalo. Ma dietro la Juve ha continuato ad aprire una voragine dietro l’altra. Ha preso il 2-1 di Nmecha nello stesso modo in cui aveva incassato i gol di Calhanoglu, tiro da fuori area, difesa schiacciata, centrocampisti compresi, con Koopmeiners distante metri dal borussiano. In questo disastro difensivo, si aggiungeva anche Di Gregorio che ha preso il terzo gol sul suo palo. Dalla brachicardia alla tachicardia, la partita era come una lepre impazzita. Rigore, quattro a due per il Borussia, e poi ancora Dusan gol e assist per il 4-4 di Kelly. Tanto cuore, poca testa.

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