Mourinho, nostalgia canaglia

Lo Special One affronta l'Inter al Bernabeu: il commento di Massimiliano Gallo
Massimilano Gallo
Massimilano Gallo

4 min

Pubblicato il 08.09.2026, 13:11

Mourinho e l’Inter a Madrid. Ma non è un film nostalgico, uno di quei polpettoni struggenti e strappalacrime. Si ritroveranno col sorriso sulle labbra. Contenti del passato e soprattutto orgogliosi del presente. Hanno vissuto un grande amore. Si sono separati sedici anni fa. Ma non hanno smesso di vivere. Anzi. L’Inter ha attraversato un lungo periodo di buio. Poi, però, è uscita dal tunnel Mourinho. È tornata adulta. La Champions non l’ha più vinta ma per due volte ha giocato la finale. E la prima volta è andata maledettamente vicina a vincerla. Forse mancò proprio la fiducia nei propri mezzi che invece non manca mai allo Special One. Un allenatore che sa, come nessun altro, trasformare i propri calciatori in soldati. Per questo Florentino Perez lo ha richiamato al Madrid. Non a caso, il portoghese vive lì, nel centro sportivo di Valdebebas. Come uno studente fuorisede, scrive El Paìs. È il metodo Mou per entrare in sintonia con i suoi uomini, con la sua squadra. È sempre a disposizione.

 

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Mourinho e l'Inter, quell'addio nella notte più bella

Mourinho e l’Inter si dissero addio nella notte più bella. A Madrid. Al Bernabeu. Nel 2010. Quella coppa alzata al cielo. Massimo Moratti che finalmente eguagliò il padre Angelo. Era una squadra fortissima, nata da un’intuizione calcistica di José. Vendere Ibrahimovic a peso d’oro al Barcellona e con quei soldi costruire l’ossatura dell’Inter che avrebbe vinto la Champions. Arrivarono Eto’o, Milito, Thiago Motta, Sneijder, Lucio. Non tutti con i soldi di Ibra, ovviamente. Una notte indimenticabile. La doppietta di Milito al Bayern. L’abbraccio – quello sì strappalacrime – con Materazzi nelle viscere del Bernabeu. Gli occhi rossi. Mourinho fu perfetto nel capire che era il momento giusto per lasciarsi. Anche perché ad attenderlo c’era il Real di Cristiano Ronaldo. Lo ha ricordato ieri in conferenza: in quello stadio ha vissuto momenti esaltanti ma anche profonde delusioni. Quando proprio il Bayern lo mandò a casa ai rigori nella semifinale di Champions. La notte in cui Sergio Ramos calciò un rigore alla luna.

 

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Le strade separate dell'Inter e di Mourinho

Forse, da separati, è andata meglio all’Inter. Che dopo la crisi di abbandono si è ripresa. Il primo passo della rinascita è stato chiamare Beppe Marotta. Che ha portato a Milano il più grande chirurgo d’urgenza di grandi squadre decadute. Antonio Conte ha riportato l’Inter al centro del villaggio calcistico. E da lì in poi, grazie a scelte dirigenziali illuminate, è stato un crescendo continuo. Mourinho, invece, dopo Madrid ha cominciato il suo pellegrinaggio a zig zag nel calcio internazionale. Il punto più alto è stata la Premier riconquistata col suo Chelsea. In realtà ha fatto bene ovunque è andato: dallo United alla Roma, dal Fenerbahçe al Benfica. Ma da lui ci si aspetta sempre il trionfo sensazionale, come se fosse un mago più che un allenatore. Ha dovuto fare i conti con l’effetto boomerang dei suoi poteri. Stasera saranno l’uno di fronte all’altro e un vero favorito non c’è. Mourinho e l’Inter si ritroveranno ad armi pari.

 

 

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