Italia, un dolore che resta dentro
L'anima di Gattuso non basta
E infatti... L’arrembaggio non finiva mai. In campo non c’era l’Italia, c’era l’anima di Gattuso. Stavamo reggendo con la forza dei nervi, con la rabbia, i muscoli, l’orgoglio, la voglia di non mollare. Al centesimo cross la Bosnia ha segnato, mancavano dieci minuti al 90', ce ne aspettavano altri trenta ai supplementari. Ci siamo ancora difesi e abbiamo avuto ancora un’altra occasione con Esposito. Non c’è andata bene nemmeno con Turpin che ha trasformato un rosso chiaro per Muharemovic in giallo nel finale del primo supplementare e non si è accorto (nemmeno quelli al Var) di una deviazione col braccio sempre di Muharemovic nella sua area di rigore. Ormai non avevamo che un obiettivo, arrivare ai calci di rigore. Centotrenta minuti di battaglia, ottantaquattro con un uomo in meno. Poi, sul dischetto è finito tutto. Il 12 giugno, a Toronto, giocherà la Bosnia contro il Canada. Noi saremo di nuovo qui, davanti alla tv, a pensare a questa serata, a ricordare Zenica come una maledizione. Un’altra di una lunga serie. Verrebbe voglia di dimettersi da tifoso della Nazionale, ma non ci riesco nemmeno in un sera come questa.
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