Sulle verità di Maldini: intransigenza artificiale
Ho letto l’intervista che Paolo Maldini ha rilasciato a Aldo Cazzullo sul CorSera e alcune risposte le ho trovate lacunose. Premetto, e lo ripeto per l’ultima volta: se dopo il no di Guardiola avessero indicato come ct Antonio Conte che per inciso ha solo due anni più di Pep e non può essere considerato un difensivista, né un perdente, Paolo e Leonardo sarebbero ancora al loro posto.
1) Sotto Gravina l’organigramma della Figc contemplava già un dt: Viscidi.
2) Paolo dice: "Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull’esasperazione tattica, ma sulla tecnica". Ci aveva già pensato qualcuno: mi risulta infatti che gli avessero consegnato il “Progetto tecnico del calcio giovanile italiano” presentato alla stampa il 18 marzo scorso e sviluppato da Zambrotta e Perrotta: tra i punti chiave, rimettere al centro il giocatore, la tecnica e il tempo di possesso palla. Un progetto destinato ai bambini dai 5 ai 12 anni che prevedeva inoltre l’unificazione sotto una sola struttura di Settore tecnico, attività giovanile e Club Italia.
3) "Malagò ci vietò De Rossi e Grosso". Sono le norme a proibire di trattare con tecnici (e giocatori) sotto contratto. Lo fanno tutti? Già. Ma quando si è istituzione, meglio evitare.
Qualcuno dovrebbe spiegare a Paolo la struttura e le funzioni della Figc precisando che gli unici a decidere la politica di valorizzazione dei giocatori sono i club. A Coverciano arrivano atleti formati dalle società.
Uno come Conte avrebbe garantito il risultato sportivo e quindi la possibilità per il nuovo management di sviluppare finalmente un programma a lunga scadenza: se la Nazionale non risponde sul campo, presidenti e dirigenti federali fanno le valigie e vanno a casina.
4) "Ho parlato con Marotta e Percassi e non mi hanno fatto nomi". Di sicuro le parole di Urbano Cairo, mica uno qualsiasi, non sono interpretabili: "I club volevano Antonio".
PS. Guardiola è un tecnico formidabile ma, nonostante i titoli accumulati e l’indiscussa personalità, dubito che avrebbe potuto lavorare per più di una settimana ogni due mesi con gli azzurri. Chiedere a Spalletti e Gattuso. O a Mancini.
Ho stima di Paolo così come apprezzavo tanto, ricambiato, suo padre Cesare, ma sull’intransigenza mi rifaccio a una battuta del grande Marcello Marchesi: “Intransigente. Sbagliando si spara” (intendiamoci: solo metaforicamente, il campione Maldini resta un mito intoccabile).
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