Mondiali, il ruolo di Haaland
Eccome se hanno remato, i norvegesi. I tifosi sugli spalti dello stadio di Dallas e la squadra di Solbakken in campo. I primi lo hanno fatto per goduria coreografica, la seconda per costrizione tecnica di fronte a una tostissima Costa d’Avorio. Eliminata a testa alta. Eliminata da Erling Haaland – e altrimenti da chi? - che per 86 minuti è stato invisibile, dimenticato dai suoi compagni, mai servito, mai pericoloso, una sorta di spreco cosmico del talento enorme del vichingo di Manchester.
Haaland al punto giusto al momento giusto
Poi, come capita solo ai campioni, si è fatto trovare al punto giusto al momento giusto e ha chiuso i conti con il destino. Non un golasso ma un golletto, però fondamentale. E adesso i numeri, please: 60 gol in 53 partite con la maglia della nazionale, per il gigante biondo, quinto in questo mondiale. Eppure, aspettando Haaland, all’improvviso è spuntato Antonio Nusa, figlio di una norvegese e di un nigeriano, talentuoso peperino del Lipsia, capelli ossigenati e idee spesso fuori dagli schemi.
Costa d'Avorio-Norvegia, storia che si intrecciano. E poi arriva Haaland
È lui che per un pezzo ha tirato fuori la sua nazionale da una situazione abbastanza delicata, perché la Costa d’Avorio è sembrata più viva e più determinata, persino più ‘fresca’ in considerazione del fatto che il ct Solbakken aveva risparmiato 10 degli 11 titolari nella partita contro la Francia proprio in funzione dei sedicesimi di finale. Una inutile pensata. La prodezza di Nusa è stata pareggiata nel secondo tempo da un’altra magia, quella di Diallo, subentrato a uno spento Bonny. Diallo è un bergamasco che gioca nello United dopo esser stato all’Atalanta e aver girato in prestito in mezza Europa. Storie che si intrecciano e che si spezzano quando poi vanno a sbattere contro Haaland. Il quale, immaginiamo, sarà felice per la rete, la vittoria e la qualificazione agli ottavi, ma abbastanza incavolato per la condizione in cui è stato costretto a giocare.
Costa d'Avorio-Norvegia, tre indicazioni per il mercato
Il messaggio è per l’allenatore della Norvegia, un tipo abbastanza strano: chi ha un cecchino infallibile e lo arma con un fucile a tappi si fa del male da solo. La sfida di Dallas è servita per fare chiarezza su alcune zone d’ombra, anche in chiave mercato.
La prima: Sorloth, ammesso che lasci l’Atletico, è una più una seconda punta che un centravanti, non a caso fa la ‘spalla’ di Haaland, ma Carnevali questo lo sa già. La seconda: Kessie non si è arrugginito nelle sue stagioni in Medio Oriente, continua a essere un bel martello a centrocampo; anche questo Carnevali lo sa già. La terza: Yan Diomande, compagno di squadra di Nusa al Lipsia, è un esterno forte e spesso imprendibile. In Italia ci starebbe bene.
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