Lazio-Milan, il dominato e il dominante

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 13.09.2026, 08:17

In poco più di novanta minuti Amorim ci ha mostrato il principio ispiratore - peraltro più volte esposto pubblicamente - del suo calcio, il gioco dominante, e la versione opposta, il dominato.

 

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Nel primo tempo il Milan non l’ha infatti strusciata, subendo due gol, l’energia di Frattesi, Cancellieri e Nuno Tavares e molto altro ancora. Una big, big surprise. Tant’è che sul 2-0 e senza una reazione convincente da parte di Modric e compagni, ho addirittura pensato che Lotito avesse inventato la risposta più disorientante al progetto Como, il non-progetto Lazio, entrambi vincenti: metti un mercato con due soldi dopo un blocco, un tecnico con una gran voglia di spaccare il mondo e un gruppo di giocatori affamati come lupi della Sila, pronti a qualsiasi sacrificio pur di far punti e (ri)mettersi in luce, e otterrai il nuovo calcio sostenibile, l’economy football. Il tutto con l’aggiunta nient’affatto trascurabile di una tifoseria disposta addirittura a retrocedere pur di non averti più come presidente. Questa singolare combinazione stava producendo un effetto quasi magico: il dominio su un avversario che in estate ha speso 154 milioni per tre soli giocatori, Gonçalo Ramos, Gila e Moreira.

 

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Proprio l’ingresso dopo l’intervallo dell’esterno belga, coinciso con quelli di Pulisic e Musah e l’uscita dei tre peggiori in campo, Modric, Estupiñan e Loftus-Cheek, ha però dato vita a un altro film, una ripresa nella quale a non vederla più è stata la Lazio e che ha esaltato la corsa e la qualità di Moreira, il dinamismo e l’interdizione di Musah e la tecnica dell’americano.

 

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Il pareggio finale conserva qualcosa di prodigioso poiché consente al non-progetto Lotito di guardare per una sera dall’alto in basso il resto della compagnia: il primato provvisorio dev’essere considerato un premio al lavoro di Gattuso e di un gruppo di giocatori che hanno capito il momento e verosimilmente anche le movitazioni della protesta dei tifosi, la cui coerenza è quasi commovente: non dev’essere per niente facile vivere questa Lazio a distanza, limitandosi a scortarla fino all’Olimpico.  
Oscar Wilde diceva che «la coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione». Beh, da anni i laziali di immaginazione sono costretti ad averne tanta.