
Bologna, Italiano maestro di se stesso
Ehi! ch’al scusa, signor Spalletti, ha visto che Orsolini? Se vuol portare l’Italia al Mondiale ci pensi ben su. L’Orso viaggia coi grandi e contribuisce, agli ordini di Vincenzo Italiano, a restituire grandezza all’antico Bologna. Quarto in classifica, degno della Champions. Con i rossoblù in campo - e l’impegno a narrarne le imprese - ho viaggiato fino a ieri col freno a mano tirato, deciso a mantenere un certo distacco dalla squadra del cuore, sbilanciandomi solo per Orsolini che da quando l’ho battezzato super mi aveva regalato trentuno gol. Ma al trentaduesimo ho fatto una ola solitaria. Come un bambino. (Me lo disse un giorno Carniglia: a veder la squadra amata vincere giocando un bel calcio si torna niños).
Le imprese di Orsolini
Al 49’, un ragazzo che gioca con l’allegria di un fanciullo, Riccardo Orsolini, ha ripetuto l’impresa riuscitagli con la Lazio ma al gol/carezza di quel giorno - cantato da cronisti stupiti - ha aggiunto lo sbalorditivo capolavoro veneziano, cogliendo il traversone lavorato dal gran Cambiaghi e spedendo il pallone direttamente all’incrocio con un bel destro. Un gesto amoroso indirizzato, sì, a quel gruppetto di rossoblù ospiti del Penzo, con tanta grazia da meritarsi il titolo - semo a Venezia, fioi - di Casanova del gol. Ma il messaggio va fino a Bologna, a quei tanti tifosi innamorati che stanno rivedendo in lui Dondolo, Ezio, Beppegol e il Codino; va alle fascinose ragazze che danzano sugli spalti del Dall’Ara cantando Dalla, Carboni e Cremonini.(Le volete una domenica a Torino?).
I tre capolavori di Skorupski
Ho visto Orsolini, ho visto il Bologna giocare un grande calcio privilegiando l’armonia, il saliscendi da un’area all’altra coordinato, con rare sbavature. Mi sono stizzito quando nel recupero finale ho visto Odgaard e Pedrola giochicchiare come infanti sotto la porta di Radu, il caro amico che tre anni fa fece vincere il Bologna e perdere lo scudetto all’Inter. Acchiappava il pallone degli storditi e lo lanciava direttamente verso l’area neroverde. Sentivo odor di vendetta, ma i difensori rossoblù ci han messo sempre una pezza. A proposito di portieri, segnalo tre capolavori di Skorupski al 31, al 63’ e al 72’, interventi sicuri che giustificano in parte la disinvoltura dell’azione offensiva guidata dall’uomo radar Vincenzo Italiano. Per un po’ l’ho venduto come apprendista stregone, mi sono ricreduto quando tenacia fisica e un disegno tattico senza gabole hanno realizzato una squadra esemplare, votata all’attacco fruttuoso, non al virtuosismo e allo spettacolo pernicioso degli individualisti. Insegna il rispetto dei ruoli, vuole le antiche ali, i classici centrocampisti; privilegia e ottiene il maggior possesso palla senza però perdere tempo in giochesse. Il disegno della manovra è quasi perfetto anche se sembra fantasioso. La bellezza che Platone (come Platini) reclamizzava con un motto minaccioso: “Non entri nessuno che non conosca la geometria”. Italiano, gran maestro di se stesso, è tornato a Venezia, dieci anni dopo, a bel calcio mostrare.
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