Bologna, dal caviale alle uova di lompo
Il problema nasce quando ti costringono a passare dal caviale - ci hai fatto subito la bocca - alle uova di lompo. Il palato si ribella, e anche il naso. E il cuore, e il cervello. Il problema nasce quando arrivi dal calcio di Motta e Italiano, dalla Champions e dall’Europa League, e ti ritrovi soltanto in coppa Italia, oltre che in campionato. E poi ti guardi intorno e non vedi più Calafiori, Beukema, Zirkzee, Lucumi, Castro, Freuler e Rowe - non ho detto Baggio e Signori -; ti guardi intorno, dicevo, e capisci che sei più debole, quasi ordinario, condannato a ricominciare.
E allora quelli che fino a ieri ti erano sembrati i dirigenti più illuminati del Millennio, diventano di colpo dei micragnosi, gente che non vuol più spendere un ghello perché senza le coppe europee sono venuti a mancare 50 milioni tondi tondi e che importa, a te, se Saputo ne ha messi fin qui 280.
Il ripiegamento (anche) psicologico è una condizione che noi bolognesi abbiamo vissuto più volte; scioccamente, c’eravamo illusi che non l’avremmo più dovuto affrontare: a volte pensi di aver fatto troppa strada per poter davvero tornare indietro, ma in realtà sono anni che stai girando sempre intorno allo stesso punto.
Il licenziamento-lampo di Tedesco deriva perciò dalla nuova (vecchia) condizione di società e tifosi. Due mesi buttati. Ma due mesi non sono un’intera stagione. E quindi mi viene da dire “dimentichiamo, azzeriamoli, questi mesi, e ricominciamo per forza da uno”. Da un solo punto su dodici e da un allenatore giovane ma collaudato che il campionato lo conosce bene e il valore del gruppo anche.
Gli esoneri dopo tre o quattro partite non mi hanno mai appassionato: denunciano innanzitutto gli errori della società, le sue scelte sbagliate prim’ancora di quelle del tecnico. Ma una società che per tentare di aggiustare immediatamente le cose accetta di esporsi al pubblico ludibrio mi spinge talvolta a ritenere che disponga di elementi in grado di giustificare l’intervento a gamba tesa: rapporti interni compromessi, valutazioni errate, incomprensioni di vario genere, roba di spogliatoio e di sede.
Siamo passati da un Italiano nato in Germania a un Tedesco nato in Italia e un po’ di confusione era prevedibile.
PS. Le uova di lompo non sono poi così male, ma meglio non abituarsi.
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