Como, quale Fabregas per l'Europa

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Pippo Russo
Pippo Russo

4 min

Pubblicato il 04.01.2026, 15:12

ComoComo Tutte le notizie sulla squadra

La curiosità è vedere il Como all’opera quando comincerà a puntare un vero obiettivo. Fin qui la squadra di Cesc Fabregas ha sciorinato calcio spensierato anche perché le pressioni di classifica sono state relative. Cancellata già nello scorso campionato la prospettiva di lottare per salvarsi, i comaschi si muovono come dentro una sterminata Terra della Felicità, dove tutto è bello e possibile e nulla è dovuto. Dentro questo mood ogni cosa va bene: dalle vittorie in carrozza come quella di Lecce alle scoppole senza appello come quella del Meazza contro l’Inter. Con nel mezzo le vittorie nette nel gioco, ma rimaste in bilico oltre il lecito, come quella di ieri contro l’Udinese. Ma adesso che la Terra delle Responsabilità (leggi Europa, in tutte le gradazioni che vanno dalla Conference alla Champions) è stata toccata, sarà interessante vedere come le cose cambieranno. A partire dal suo condottiero. Quale versione del tecnico comasco dovremo aspettarci da qui a fine stagione? Quella che, nel dopo-gara di ieri, lo ha visto lamentarsi perché i suoi non hanno messo a segno i tre-quattro gol che avrebbero chiuso la gara? O quella della conferenza stampa del giorno prima, quando ha intrattenuto la platea sulla necessità di interdire ai figli l’uso dello smartphone?

La risposta al dilemma arriverà presto. Ma in attesa che questo succeda, il Como può permettersi di vincere in regime di risparmio energetico (e con Nico Paz in panchina per settanta minuti) partite come quella di ieri. Contrassegnata da una superiorità tecnica che per quasi tutta la gara è stata straripante, ma risolta soltanto con un golletto su rigore. Che, notizia delle notizie, rompe un sortilegio lungo 24 anni: era il 2002 quando Benny Carbone, contro la Reggina, segnava l’ultimo gol dal dischetto dei lariani in una gara di Serie A. Da allora e fino a ieri ne sono stati sbagliati sei. E mancava poco che Da Cunha allungasse a sette la striscia, con un tiro in mezzo alla porta che ha sfiorato i tacchetti di Padelli. 

Contro un Como così bello e indolente, va a finire che anche la grigissima Udinese di questi tempi rimedi una sconfitta che qualcuno, in casa friulana, avrà la tentazione di etichettare come “onorevole”. Che sarebbe una mendace rappresentazione, specie se si guarda al primo tempo. Quando la decantata intensità dei friulani si è vista soltanto prima del calcio d’inizio: battuto tre volte perché le prime due erano state invalidate, a causa degli scatti anticipati dei giocatori in maglia gialla. Ma poi, buona la terza, è stata notte. Il Como è stato superiore non solo nel palleggio, ma anche nel tirare legnate. E il rigore provocato in modo inconcepibile da uno stralunato Piotrowski (che poco dopo ha sfiorato di regalarne un altro in copia conforme) ha certificato l’attuale modestia della squadra ospite. Che ha avuto una fiammata a inizio ripresa, accesa dalla buona lena di Zaniolo ma soprattutto dall’indolenza comasca. Il gol annullato all’ex giallorosso ha avuto l’effetto di riportare il Como dentro la partita. C’era da giocare sul serio anche il secondo tempo. Se poi il tecnico udinese, Kosta Runjaić, vuole aggrapparsi a quel quarto d’ora decente, si accomodi. L’importante è che lo faccia provando a spiccicare la prima parola in italiano. Ché dopo un anno e mezzo di Serie A sarebbe il minimo sindacale. 

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