L’impronta di Vanoli

Fiorentina, cosa è cambiato con il ritorno dell'allenatore di Varese in panchina
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

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Pubblicato il 12.09.2026, 10:43 (Aggiornato il 12.09.2026, 11:53)

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Finalmente Mastantuono, finalmente una rimonta, finalmente la Fiorentina. Se fosse tutto merito di Vanoli dovrebbero dargli subito la Panchina d’Oro. Ma anche se non può essere davvero così, il lavoro del nuovo allenatore si è visto almeno in due aspetti: la testa e il carattere.

Fiorentina, cosa è cambiato con Vanoli

Per la terza volta in queste prime quattro giornate la Fiorentina è andata sotto, peraltro al primo tiro in porta del Venezia, ma a differenza dei precedenti ieri sera non si è disunita, non si è impaurita e non si è arresa. Stavolta ha ripreso il comando della partita, che era già in suo possesso, e ha ribaltato il risultato con due perle di Franco Mastantuono. Prima e dopo la doppietta dell’argentino, i viola hanno avuto altre occasioni per segnare, al Venezia hanno lasciato solo la palla del gol di Adams. Tanto per dire, all’intervallo la Fiorentina aveva concluso già 10 volte (diventeranno 19 alla fine), i veneti due (saliranno a 11), con 6 tiri nello specchio (saranno 10) a uno (4 al fischio finale). La testa era un’altra. Il carattere e la voglia anche. Una squadra che in 270 minuti aveva segnato lo straccio di un gol, ne ha fatti quattro in 90', e potevano essere di più. Vanoli non ha cancellato il mercato di Paratici, Dodo e Pongracic, uomini-chiave del Vanoli/1, sono andati in panchina, ma alcune nuove idee hanno portato dei risultati. Viery a sinistra (prima volta dall’inizio della stagione) è stato più sicuro rispetto al recente passato da difensore centrale; Beto centravanti ha dato più profondità anche se in area di rigore non si è fatto sentire e la staffetta con Pellegrino (alla seconda rete in due partite) ha portato dei vantaggi; il ritorno di Jimenez a destra ha garantito un appoggio continuo ed efficace a Mastantuono.

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Da Mastantuono, passando da Fagioli e Dragusin

Ed eccoci all’argentino. A Roma, col Frosinone e col Torino era rimasto fuori dalla partita, raramente saltava l’avversario e ancora più difficilmente trovava il pertugio quando si allargava per far schioccare il sinistro. Ieri sera per due volte ha fatto lo stesso movimento e per due volte ha infilato Stankovic. Si diceva: Mastantuono deve sbloccarsi. Ecco, ora si è sbloccato. E’ sempre stato dentro la partita e fino in fondo ha creduto alle sue qualità, così da arrivare anche alla tripletta. E poi il calcio lascia sempre sul campo il caso: contro il Frosinone, palo di Mastantuono e palla fuori, ieri ancora palo dell’argentino e palla dentro. A guidare la manovra il miglior Fagioli dell’anno, è il giocatore sul quale nella stagione scorsa Vanoli ha puntato tutte le sue carte e ha avuto ragione. Ieri ha ripreso in mano la squadra, l’ha protetta nella fase difensiva e l’ha rilanciata in attacco. L’assist per Pellegrino è degno del suo repertorio. La fiducia può tanto. Un difetto è rimasto e su questo Vanoli dovrà lavorare duramente: le incertezze nel difendersi. Al Venezia è bastata una ripartenza per segnare il primo gol, con la difesa della Fiorentina messa male, fuori posizione, ciò che accadeva sempre nelle prime tre partite. La differenza è che a Venezia è capitato una sola volta quando poteva far male, il secondo gol è arrivato sul 4-1. Per il resto si sono visti dei progressi anche dietro a cominciare da Dragusin, prima di ieri fra i più deludenti. E’ stata la Fiorentina che tutti aspettavano a inizio stagione. Ora il livello sale, dopo Venezia e dopo il derby di Coppa Italia col Pisa, arriverà il Napoli al Franchi, dove troverà una squadra più salda e più sicura di sé. 

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