
Le rinunce dell'Inter
L’ Inter ha segnato 64 gol in campionato, quasi due gol e mezzo a partita. Ieri sera, a Como, ha tirato verso la porta di Butez una sola volta. Una. Nel primo tempo non c’era mai riuscita, solo Calhanoglu ci aveva provato da fuori area ed era stato murato da Valle. Nel secondo, un tiro-cross di Darmian ha colpito il palo. L’Inter ha giocato (anzi, è stata in campo) puntando solo sul ritorno di San Siro e lo spettacolo offerto sul lago è stato deprimente. Si scontravano la squadra più forte e la squadra più bella della Serie A, potevamo aspettarci qualcosa di più dal Como, ma di sicuro tanto, tanto di più dall’Inter. Che Chivu aveva completamente ribaltato rispetto all’ultima col Genoa, solo Carlos Augusto confermato, dieci giocatori nuovi, alcuni non troppo connessi alla squadra. La strategia della capolista era evidente, mai concedere profondità al Como, proprio come si era comportata nel 4-0 in campionato, quando però era stata convinta e convincente anche da metà campo in su.
E’ successo una volta per un lancio di Butez alla Pirlo ed è nata la migliore occasione per la squadra di Fabregas. L’Inter non si è mai ritrovata. Chiudere gli spazi va bene, ma non avere mai un’idea per ripartire e per trovare Esposito prima e Thuram dopo, questo non va tanto bene. A Pio mancava una spalla, Frattesi ha girato al largo e spesso a vuoto, però l’intoppo era più indietro, nel centrocampo, dove Calhanoglu non riusciva a prendere l’iniziativa e mai Sucic e Diouf gli davano una mano. Poco è cambiato quando Chivu ha messo dentro Zielinski, Dumfries e Luis Henrique. Al Como è mancata un po’ di velocità, ma col suo centrocampo pensante (Sergi Roberto, Caqueret, Da Cunha e Perrone) ha gestito quasi sempre il pallone. Un tocco, due tocchi, tanto possesso palla nel primo tempo ma pochi sbocchi, pochi inserimenti da dietro proprio perché i nerazzurri avevano occupato ogni centimetro del proprio campo. Almeno quando gioca nei confini nazionali, l’Inter ci ha abituato a partite diverse da questa, ieri ha rinunciato completamente all’aggressività, al pressing alto, al ritmo e all’intensità.
E’ stata piatta, monotona nel suo atteggiamento, ma alla fine Chivu ha raggiunto quello che voleva, non prendere gol e giocarsi nel suo stadio la qualificazione alla finale di Coppa Italia. E che fosse proprio quello l’obiettivo è stato certificato dagli ultimi minuti: ha preso palla e l’ha tenuta nella propria metà campo fino alla fine senza pensare mai di salire. Sono arrivati ancora fischi per Bastoni a ogni tocco di palla. Era accaduto a Lecce ed è accaduto a Como, questo ragazzo si è appiccicato addosso l’immagine di chi inganna e gode nel farlo. Colpa sua e siamo d’accordo, ma è stato un errore, uno solo, ha chiesto scusa e potesse tornare indietro probabilmente non lo rifarebbe. Per questo non è il caso di insistere, la persecuzione anche solo con i fischi non è una bella cosa. E poi, detto con un pizzico di opportunismo azzurro, Bastoni è un difensore della Nazionale, sarà titolare nello spareggio contro l’Irlanda, conviene lasciarlo in pace.
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