Inter, limiti di velocità
E se stasera il Milan vince... Se stasera vince, accorcia ancora sull’Inter, arriva a -5 e insomma un pizzico di sale su questa coda di campionato ce lo mette. Anche perché l’Inter sta rallentando non solo in classifica, ma pure sul campo come aveva fatto capire nel derby e come ha confermato ieri contro l’Atalanta.
I cambi che un tempo davano smalto ed energia alla capolista, stavolta non l’hanno per niente aiutata, l’esatto contrario di quanto è successo nell’Atalanta quando sono entrati Ederson, Sulemana e Krstovic. Ma le nuove e inattese difficoltà dell’Inter erano già affiorate nei primi 45', lo sviluppo della manovra era incerto, indebolito anche da errori tecnici e appesantito da una lentezza che ha facilitato il compito della squadra di Palladino. Si parlerà a lungo degli episodi da Var-moviola, del gol concesso all’Atalanta, del rigore negato all’Inter e anche dell’espulsione di Chivu, che però prima di imbufalirsi (magari anche con ragione) dovrebbe chiedere a se stesso e alla squadra i motivi di questa sofferenza. L’assenza di Lautaro e Calhanoglu è una spiegazione credibile anche se parziale. Quando nel primo tempo l’Inter faticava a dare velocità e brillantezza alla sua azione, spesso toccava a Barella arretrare per fare gioco al posto di Zielinski, marcato dal suo connazionale Zalewski. Senza il turco, l’avvio della manovra è meno incisivo, meno brillante, soprattutto se manca forza atletica.
Quanto al capocannoniere è ovvio che non averlo al centro dell’attacco è un problema serio: Pio Esposito ha segnato dopo aver sbagliato un bel po’ di interventi, Thuram si è preso i fischi di San Siro, Bonny non ha tenuto una palla. Nelle ultime sei partite ufficiali le punte nerazzurre hanno segnato solo un gol, ieri con Pio. Non è proprio un bel segnale. Se l’Inter non alza il volume del suo gioco, se non aumenta velocità, pressione, ritmo e intensità finisce per arrotolarsi su se stessa.
Sei gol presi dall’Atalanta in Champions, il derby perso dall’Inter. Alla partita di San Siro sono arrivate due squadre ammaccate nell’anima, è anche per questo se i novanta minuti sono trascorsi senza lasciare tracce di spettacolo. È bastato un poco di Inter per mettere sotto la Dea dopo meno di mezz’ora, ma è bastato pure rinforzare l’Atalanta con le sostituzioni di Palladino per farsi raggiungere. Alla resa dei conti, è pesata di più la sconfitta del derby dell’Inter che la batosta di Coppa sull’Atalanta.
C’era Gattuso in tribuna e l’unica indicazione positiva per lo spareggio mondiale è la rete di Pio Esposito. Che ha avuto una sola palla-gol e l’ha scaraventata in porta grazie anche agli errori in serie di Pasalic, Kolasinac, Scalvini e infine Carnesecchi. Tutto il resto rimane legato a un lungo momento non proprio brillante del calcio italiano: Scamacca è stato giustamente sostituito all’intervallo; Barella non ha entusiasmato; Scalvini ha rischiato di provocare il rigore; Frattesi non è fra i titolari di Chivu; quanto a Dimarco, l’unico azzurro davvero in condizioni strepitose fino a pochi giorni fa, ha risentito del ritorno di Dumfries, alla prima da titolare. Quando l’Inter era asimmetrica, col vago Luis Henrique al posto dell’esterno olandese, tutto lo sviluppo del gioco finiva a sinistra dove Dimarco, in coppia con Bastoni ieri assente, era il protagonista assoluto. Attacchi, rifiniture, gol, c’era sempre lui a comandare. Dopo quattro mesi è tornato a fare a mezzo con Dumfries e inevitabilmente ha dovuto (e dovrà) accontentarsi della nuova ridotta porzione di gioco. Ieri nemmeno lui ha impressionato.
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