Quel pallone troppo pesante

Leggi il commento sul pari della Juve di Spalletti contro il Sassuolo e sul rigore sbagliato nel finale dal capitano bianconero Locatelli
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

5 min

Pubblicato il 22.03.2026, 09:41

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Aperto il processo ai bianconeri

Nella Juventus, ovviamente, è inevitabile l’apertura del processo. Anche perché il campionato si ferma e questo pareggio peserà per due settimane sul destino dei bianconeri e sul futuro contratto di Spalletti. La Champions non è ancora naufragata ma oggi la Juve rischia di finire a meno tre dal Como. Mancano otto giornate. In questi cinque mesi, Spalletti ha fissato i suoi paletti, ha stabilito le sue regole. Come le galline del Cioni che hanno bisogno di mezzo chilo di granturco al giorno, le squadre di Luciano (e non solo) hanno bisogno di principi e gerarchie. E lui le sue idee non le ha nascoste. Ha messo in panchina portiere e centravanti (Di Gregorio e David) e si è parzialmente arreso all’idea di recuperare Koopmeiners. Luciano è uomo di terra, contadino non è certo un’offesa. Vuol dire avere i piedi per terra. Inutile perdere tempo per cercare di rianimarti. Sarebbe accanimento terapeutico. Koopmeiners, almeno fin qui, non lo ha recuperato nemmeno lui.

 

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Vlahovic e Milik per la rincorsa alla Champions

Quando si è visto spalle al muro, sull’uno a uno e con la squadra imballata, è tornato all’antico. Ai centravanti. Ne ha mandati in campo due: Vlahovic e Milik. E infatti la partita gliel’hanno quasi svoltata. Vlahovic ha conquistato il discusso rigore e Milik di testa ha creato l’occasione più nitida del secondo tempo. Il calcio è bello perché le chiacchiere possono essere importanti quanto vuoi ma se non tiri in porta di certo non segni. La Juventus vista ieri sera è poca roba. Troppo poca. Yildiz ha avuto un lampo e ha segnato l’unico gol della casa. Conceiçao, pur essendo troppo innamorato del pallone, ne ha avuto qualcun altro. Il resto è stato timidezza e mancanza di personalità. La sensazione è che non sia un questione di manico. Non c’entra l’allenatore. C’entra la costruzione della rosa. L’unico fuoriclasse è Yildiz. Che però vive con pudore, troppo pudore, la propria incommensurabile classe. Il resto è mediocrità diffusa. Spalletti non si arrenderà. La Champions se la giocherà con i calciatori che potranno lasciare un segno. Abbiamo la sensazione che in queste otto giornate Vlahovic e Milik li rivedremo spesso.

 

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