Juve, Vlahovic semplifica tutto
Dopo 11 secondi la Juventus si è tolta paura, anche se matematicamente non basta la vittoria fondamentale di Lecce per blindare il posto in Champions League, discriminante morale e finanziaria tra la decenza e il fallimento. Il gol di Dusan Vlahovic, secondo consecutivo, ha deciso la partita e spalancato le porte dell’ovvietà: per vincere serve un centravanti, regola aurea di qualsiasi squadra a qualsiasi latitudine. E il serbo centravanti lo è stato, lo è e continuerà a esserlo, ancorché discusso e non ancora riconfermato.
Una Juve non bellissima, ma con un attaccante
La Juventus - che al momento è terza in classifica - non è stata bellissima, nel finale ha pure sofferto, però è sembrata fin da subito parecchio diversa rispetto a domenica scorsa, alle superficialità che l’hanno trascinata nel gorgo di un pareggio-suicidio, alle presunzioni che hanno fatto montare il nervo a Spalletti, ai passaggi a vuoto che hanno lasciato stupefatti i tifosi. Non a caso, l’inizio ha finito per condizionare l’intera sfida, con il gol lampo di Vlahovic, il palo di Conceiçao e un’altra opportunità non capitalizzata dal centravanti serbo. Insomma tutto, cioè una rete e due occasioni, in sei minuti, testimonianza di un approccio differente, meno spocchioso e più rispettoso, al cospetto di un avversario reduce da tre risultati positivi e in buona condizione di forma. Di Francesco l’aveva preparata e immaginata in maniera diversa la gara del suo Lecce, ma il gol incassato dopo pochi istanti ha fatto saltare piani e strategie, consentendo ai bianconeri una gestione meno ansiogena del match, con la difesa rischierata a quattro, Locatelli e Koopmainers in mediana, McKennie in mezzo alla linea dei trequartisti con Conceiçao a destra e Yildiz a sinistra. Nessuno di questi tre è parso in serata di ispirazione galattica, un po’ per colpa della fatica accumulata, un po’ per acciacchi vari e assortiti. Ci sta. Stavolta la differenza l’ha fatta Vlahovic.
La differenza con David
Avere un centravanti ‘vero’ come riferimento in attacco semplifica molte faccende e rende meno complicato lo sviluppo delle trame offensive. Poi può anche ciccare occasioni facili, e Vlahovic lo ha fatto con il malus di una rete annullata per fuorigioco, ma la consistenza-presenza del serbo non è quella di un cracker come invece spesso è accaduto con David, che - almeno in Italia - la prima punta non può mai farla. Proprio contro il Lecce, all’andata, era affiorata la tenerezza del canadese, con un errore raccapricciante dal dischetto costato la vittoria ai bianconeri. Era l’ennesimo segnale di inadeguatezza. Con quei due punti in più adesso la situazione sarebbe diversa.
Juve, il campionato si chiude con Fiorentina e Torino
Al contrario, aspettando cosa succede oggi tra Verona e Como e tra Parma e Roma, alla Juventus restano due sfide abbastanza pelose: la Fiorentina in casa e poi il derby: non proprio passeggiate di salute, che sicuramente costringeranno la squadra di Spalletti a presta zioni di valore assoluto, entrambe figlie ‘illegittime’ della stupidaggine di domenica scorsa, il pareggio interno contro il Verona già retrocesso. Immaturità che a volte si pagano care. Anche perché il Torino non vince una stracittadina dall’aprile 2015, gol di Darmian e Quagliarella, un’altra era geologica. E prima o poi, per la legge dei grandi numeri, il trend si invertirà.
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