Juve, la maledizione di Comolli
Cosa puoi pensare quando i gol arrivano solo dai giocatori che avresti volentieri ceduto ma che, nonostante gli sforzi e gli sconti garantiti, ti sono rimasti in carico? In altre parole quando ti tocca ringraziare Nico Gonzalez, Koopmeiners, Gatti e Zhegrova. E quanto sacramenti quando gli acquisti che hai inseguito per mesi (e strapagato) risultano i più deludenti della compagnia? Dico Kolo Muani, Woltemade (pochi minuti: da rivedere), Alajbegovic e Lucumi.
Alla Juve, nel sistematico azzeramento degli anni, sta prevalendo per caso la volontà di recuperare quel che di buono contenevano le precedenti stagioni ma nessuno aveva avuto la fortuna di capirlo? Oppure si sta cominciando a sospettare di essersi avviati verso un altro, amaro fallimento?
Siamo soltanto all’inizio, un inizio pieno di paradossi, interrogativi e prese in giro del destino; un inizio capace di togliere qualsiasi certezza, perfino di mettere in discussione uno dei migliori tecnici italiani, Spalletti.
Riflessione semiseria: al momento nessuna pubblicazione portasfiga ha celebrato in prima pagina la nuova rivoluzione; Elkann ha lasciato lo straniero Damien Comolli per tornare all’italiano, a gente d’esperienza di campionato come Carnevali, Massara e Ottolini, e ha speso altri milioni, altre energie. Le assenze di Yildiz, il migliore del gruppo, McKennie, energia e gol, e Locatelli non possono giustificare quello che sta accadendo.
Mi viene da pensare che la società sia alle prese con una maledizione che quella di Béla Guttmann al Benfica fa più ridere di una barzelletta raccontata da Gigi Proietti. La gufatona di Damien? Non se la prenda: si scherza.
La Juve al momento è un caso. Solo in parte inspiegabile. Non è una squadra perfetta, ma nemmeno portata a subire il terzo gol al 94’ e da un suo giovane ex poi.... Fino alla fine è lo storico slogan di chi, per vocazione, dà il fritto fino all’ultimo secondo. Da anni sentiamo ripetere che alla Juve è venuta mancare soprattutto l’anima. D’accordo, ma a chi? Al management? Ai tecnici? Ai giocatori? Alla proprietà?
PS. Ho letto alcune critiche alle risposte fornite da Spalletti dopo la sconfitta col Sassuolo. In particolare a questa: "Abbiamo perso gli equilibri: ho stimolato i miei a vincere e mi hanno preso troppo alla lettera". Luciano ha detto una bugia solo per proteggere il gruppo: non poteva affermare pubblicamente che i giocatori avevano fatto una cazzatona.
L’allenatore mente perché ci sono momenti in cui la sincerità è un prezzo che non può permettersi.
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