Juve, segnali da Signora

Leggi il commento alla prova dei bianconeri, al secondo successo consecutivo dopo quello in Europa League
Vittorio Oreggia
Vittorio Oreggia

4 min

Pubblicato il 21.09.2026, 09:35

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Segnali di Juventus, qua e là. Dopo la “manita” in Europa League contro gli allegri olandesi del Nec, è arrivata la vittoria pelosa e importante contro l’Atalanta, che non è più quella tremendista dell’epoca Gasperini ma in assoluto non è mai un avversario morbido da affrontare. Non che Spalletti abbia risolto d’incanto tutte le problematiche che affliggono la squadra, ancora alle prese con una lista di malati da fare impallidire Tonino Guerra e il suo ottimismo, ma qualcosa di più e di diverso si è visto. Ad esempio, la determinazione e la concentrazione che hanno accompagnato per tutta la partita i bianconeri. Bianconeri che a Reggio Emilia, contro il Sassuolo, avevano smarrito distanze e nesso, compattezza e senno, fino a infilare in pieno recupero una incredibile sconfitta. L’equilibrio (anche sopra la follia) è il minimo sindacale per poter puntare in alto, sia con il 3-4-2-1 del primo tempo, sia con il 4-2-3-1 di buona parte della ripresa. Equilibrio che è stato ritrovato. Ecco, a proposito di segnali...
Non è stato uno show memorabile, pure per la compiacenza involontaria di una fiacchissima Atalanta, perché ormai giocare contro la Dea non più come una seduta dal dentista (cit. Pep Guardiola). A chi aveva ancora negli occhi la grande bellezza di Roma-Inter, deve essersi accapponata la pelle nell’assistere a una sfida giocata a ritmi piuttosto bassi, con emozioni ridotte all’osso, con troppa scolasticità per generare spettacolo. Nulla che non fosse immaginabile nel confronto tra due formazioni che hanno problemi di organico e di stabilità mentale, reduci tra l’altro dai bruttissimi ko dell’ultima giornata di campionato, condizionate quindi dalla necessità di mette un freno alla crisuccia di inizio stagione. 
Poteva succedere qualcosa di più bello e travolgente? La risposta è ovviamente sì, ma in questo contesto, che come si diceva non è proprio lo spot della serenità, è ovvio che la priorità debba essere data al risultato. Che la Juventus ha colto, riavvicinandosi alle tre capoliste, accorciando sul Como e affacciandosi alla sosta per gli impegni della Nazionale senza quel senso di pesantezza addosso che altrimenti avrebbe ingrossato il fiume dei cattivi pensieri. Oggi non si parla più di Conte, non ci sono più ombre che si allungano sull’allenatore, anzi c’è la speranza che con qualche rientro illustre tutto possa essere meno precario. Ma è altrettanto innegabile che molto debba ancora essere sistemato e risistemato per affrontare gli impegni del mese di ottobre e per dare concretezza alle ambizioni del popolo. 
Hanno segnato Conceiçao e Bremer, una new entry e uno che aveva già timbrato il cartellino, è rimasto di nuovo a secco Kolo Muani, che però – paradossalmente – la cosa più bella l’ha fatta da difensore, respingendo sulla linea della porta una conclusione di Kristensen sul risultato di 1-0: sarebbe stata una bella grana per la Juventus. È un segnale anche questo? Sarà il tempo a dirlo, per adesso le certezze sono altre: il solito tuttofare McKennie, Douglas Luiz alla consolle, Nico che è ridiventato Nico, Lucumi in difesa e Pape Sarr a centrocampo, uno che sa giocare a pallone ma ha solo bisogno di togliersi un po’ di ruggine di dosso. Basta e avanza. 

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