Juve, la necessità di programmare

Leggi il commento sul futuro del club bianconero dopo l'approvazione del bilancio e del via libera all’ennesimo aumento di capitale
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Alessandro F. Giudice
Alessandro F. Giudice

4 min

Pubblicato il 04.11.2026, 11:08

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Al di là della scontata approvazione del bilancio e del via libera all’ennesimo aumento di capitale, l’assemblea degli azionisti Juventus ha offerto la rappresentazione plastica del guado da cui il club bianconero non riesce a uscire. Non è mancata la tradizionale passerella dei piccoli azionisti, alcuni dei quali tengono i titoli proprio per prendere la parola e concedersi il quarto d’ora di celebrità che, secondo Andy Warhol, spetta a tutti. È il prezzo della quotazione: un po’ di folclore che le ovattate assemblee delle private companies non conoscono.

Juve, aumento di capitale da 250 milioni. Intanto la rosa costa ancora moltissimo

Il guado è ben rappresentato da un aumento di capitale da 250 milioni, deliberato per rimpinguare un patrimonio netto già ridotto ai minimi termini a un solo anno dall’ultimo (98 milioni) di un anno fa. Un’iniezione di liquidità che servirà anche ad affrontare un’altra stagione senza Champions e quindi un altro rosso in conto economico. Intanto la rosa costa ancora moltissimo: 336 milioni tra stipendi e ammortamenti, il 28% più dell’Inter, a fronte di risultati assai deludenti. Dovrebbe scendere un po’ quest’anno.

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Juve, con Carnevali i tifosi possono sperare nella capacità di programmare

I continui cambi di management hanno prodotto costose rivoluzioni: ogni gestione parte dalla correzione degli errori imputati alla precedente, sapendo che conviene sempre scaricare le perdite su chi c’era prima. Con Carnevali i tifosi possono sperare in un minimo di stabilità e in una capacità di programmare smarrita da tempo, ma il compito del nuovo CEO sarà tutt’altro che facile. Il mercato sarà stretto tra due vincoli: da un lato rafforzare la rosa, perché tornare in Champions è vitale per i conti (oltre che per crescere sul piano sportivo); dall’altro i paletti del Fair Play Finanziario, da cui l’uscita pare lontana. Senza contare gli effetti economici degli errori da correggere: con diversi giocatori invendibili perché fortemente svalutati, i margini di manovra non saranno infiniti.

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Juve, ora bisogna scegliere che strada prendere

Ma il vero guado è scegliere, una volta per tutte, che strada prendere. Nel calcio di oggi i club vivono un conflitto lacerante tra la ricerca di risultati che garantiscano ricavi extra (la Champions su tutti) e la necessità di tenere i conti in ordine, per rispettare i parametri e non dover sempre cercare capitali. Lo esaspera il ruolo perverso degli incentivi creati dai diritti televisivi: se più squadre lottano per pochi posti, tutte spendono più del necessario e qualcuna, inevitabilmente, resta fuori pagando il prezzo dell’overspending. Vale per chi in Serie A insegue la Champions come per chi in B tenta il salto di categoria. Comprare competitività riducendo al tempo stesso la spesa rischia di rivelarsi esercizio vano ma è proprio ciò che la Juve tenta da anni, senza centrare nessuno dei due obiettivi. Fare una scelta di campo è difficile, anche perché la constituency del tifo, dalle aspettative sempre alte, rumoreggia, come ha fatto in assemblea. Paradossalmente, a parlare chiaro è stato Spalletti: qualcuno deve dire ai tifosi che non possiamo vincere lo scudetto.

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