Lazio, la coscienza dell’azzardo

Leggi il commento alla squadra di Gattuso, che ha saputo dare subito una sua impronta
Stefano Chioffi
Stefano Chioffi

3 min

Pubblicato il 21.09.2026, 09:27 (Aggiornato il 21.09.2026, 09:46)

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Togliere soluzioni con un pressing elettrico: la tattica del disturbo è la prima caratteristica della Lazio di Gattuso. Una squadra che non va pesata solo per i punti, ma per la diversità del pensiero. Anche a Venezia ha mostrato quanto sia cambiato il suo rapporto con la partita. Il 4-3-3 è rimasto, ma dentro quel guscio le posizioni hanno smesso di essere definitive. Taylor viene incontro e costruisce, Frattesi attacca l’area fino a diventare il centravanti, Belahyane protegge, Cancellieri allunga e ricuce, Zaccagni entra nella costruzione della profondità, Tavares trasforma la fascia in una linea di potenza, Noslin si abbassa, svuota il centro e fa saltare i riferimenti. Non è semplice mobilità: è una catena di conseguenze.
La Lazio non cerca soltanto lo spazio libero: porta l’avversario a concederlo. È qui che prende forma la sua idea: non occupare meglio il campo, ma togliere possibilità a chi lo occupa dall’altra parte. Anche il possesso assume un significato diverso. Il pallone non serve a congelare la partita, ma a spostare i blocchi per accelerare le decisioni. Non si governa il tempo: si forza il momento in cui l’altro è costretto a scegliere. 
La trasferta di Venezia è stata significativa proprio perché ha mostrato il prezzo di questo principio. All’inizio la Lazio ha sofferto, ha perso distanze e controllo, nel secondo ha saputo correggere il proprio assetto senza rinunciare alla direzione. È qui che si misura il lavoro di Gattuso: nella capacità di trasformare una difficoltà in una variazione, non in una rinuncia. Restare alti quando le condizioni invitano ad abbassarsi è una scelta di metodo, ma anche di mentalità. Il rischio diventa così parte del disegno, non un incidente da cancellare. 
La Lazio sta acquisendo una cifra propria: reagire agli eventi senza farsi imprigionare da una forma. È un’identità ancora in costruzione, inquieta e ambiziosa, perché ogni trasformazione porta con sé una quota di pericolo. Ma è proprio questa coscienza dell’azzardo che può renderla scomoda. La classifica racconta quanto ha raccolto. Il campo comincia a spiegare la squadra che sta diventando.

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