La testa non gira

Leggi il commento sullo straordinario momento della Lazio di Gattuso, da sola in testa alla classifica almeno per una notte dopo la vittoria contro il Parma
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Xavier Jacobelli

Pubblicato il 25.10.2026, 12:28

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Legale o solare, è sempre l’ora della Lazio. È inarrestabile l’avanzata biancoceleste nella stagione delle meraviglie. Dopo il primo tempo di studio, la capolista, solitaria per una notte aspettando Inter-Fiorentina, si sbarazza nella ripresa dell’orgoglioso, ma inconcludente Parma, alla terza sconfitta consecutiva della gestione Gilardino. Sigillano la pratica Taylor, al primo gol in questo campionato e l’autorete di Diego Carlos, procurata dal pimpante Tavares, un altro dei Grandi Rigenerati da Rino Gattuso, artefice primo del rinascimento biancoceleste.

Lazio, tra numeri e qualità del gioco

Impressiona la disinvoltura con la quale i suoi uomini inanellano le vittorie e questa è la settima in otto giornate. Cambiano postura e atteggiamento a seconda degli avversari che si parano loro davanti e li battono sistematicamente. A Torino, in casa Juve, aggressivi e spavaldi sin dal primo minuto per firmare un’impresa che mancava da nove anni. All’Olimpico, sornioni all’inizio, implacabili nella ripresa. Isaksen è baciato dalla grazia: la traversa, il gol annullato dal Var, un’altra prova di scintillante brillantezza. Mandas impeccabile su Touré e Romero, comprensibilmente basito per la beffa della rete in extremis di Lontani.  

I numeri laziali dicono molto, il gioco di alta qualità dice tutto. Ventidue punti su ventiquattro, 7 vittorie, 1 pareggio, 16 gol all’attivo e 5 al passivo, miglior difesa del torneo, unica formazione a non aver mai incassato una rete nei primi tempi. Last but not least, la condizione atletica invidiabile: per referenze, interpellare i maratoneti Floriani e Tavares nonché l’imprendibile Dele-Bashiru, che in carriera non è mai stato così bene.

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Dove può arrivare questa Lazio?

Tutto ciò detto, la domanda del giorno è: dove può arrivare quest’irrefrenabile Lazio? È vero, formulare previsioni a trenta giornate dalla fine può risultare un esercizio accademico così come stilare tabelle di medio-lungo periodo. È altrettanto vero, però, che la garanzia assoluta si chiama Rino Gattuso, refrattario tanto ai voli pindarici quanto ai proclami tonitruanti. Impressiona la capacità dell’allenatore di tenere dritta la barra del primato, incurante anche della simultanea indisponibilità di Marusic, Rovella, Gudmundsson e del forfeit di Pinamonti all’ultima ora.

Il 2-0 al Parma l’ha confermato: lassù la Lazio ci sta benone e non soffre di vertigini. «Non si frena, non si deve frenare per nulla, voglio la stessa squadra che ha battuto la Juve. Se gestiremo la partita o andremo con una marcia in meno, prenderemo una legnata sui denti che ricorderemo per tanto tempo». Il Ringhio della vigilia non è caduto nel vuoto. Tutt’altro. Anche questo è un segnale della maturità di un gruppo che non si stupisce più dell’altrui stupore suscitato dalle sue prodezze. Si chiama consapevolezza della propria forza. Vietato proibire i sogni. 

 

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