Napoli, il veleno che manca
Magari avrà ragione De Laurentiis. Di solito è sempre lungimirante, a volte visionario. Da giorni è convinto che il campionato del Napoli inizierà solo dopo la sosta, il campo sta confermando le sue sensazioni. Perché la squadra finora non ha ancora una sua fisionomia definita, sta facendo un percorso, si illumina a sprazzi, non ha continuità. Non dà mai l’impressione di avere il veleno per divorare l’avversario, spesso abbaia ma non morde. Non ha quella cattiveria che serve per andare a prendersi un risultato, non ha la fame che può farti prevalere nei duelli, non ha ancora la forza per reggere una battaglia. Allegri si aspetta un temperamento diverso, sa che così non si va da nessuna parte. Il bottino di sette punti nelle prime cinque giornate è il peggiore degli ultimi anni, la classifica andrebbe attaccata negli spogliatoi di Castel Volturno in queste tre settimane di sosta.
Quella di Firenze doveva essere la partita dell’anno, il Napoli non l’ha giocata male. Ma nemmeno tanto bene da meritare di tornare a casa con i tre punti. Ha ancora enormi limiti offensivi, fa fatica a concretizzare. Non viene mai trascinato dai suoi centravanti, non riesce a far diventare incisivi in zona gol i suoi esterni e, per la seconda partita consecutiva, è andato a segno con un centrocampista. E poi concede ancora troppo per essere una squadra di Allegri. Milinkovic-Savic, spesso criticato per come difende i pali, è stato decisivo per salvarlo dal ko. Ha confermato i progressi Gilmour, ormai un titolare vero e proprio; ha risposto alle critiche con una buona prestazione Politano, sempre pungente a destra; ha dato segnali incoraggianti anche Olivera.
Buoni spunti su cui lavorare in questi venti giorni per rimettere un po’ di cose a posto. Alla ripresa bisognerà dare una sterzata alla stagione per non perdere terreno dalle squadre di vetta. Allegri ha detto apertamente che deve essere lui il primo a metterci qualcosa in più, ma anche la squadra dovrà capire che non c’è più tempo da perdere. I rientri di McTominay, Alisson, Spinazzola, Meret, Giovane e Marianucci, la condizione migliorata di Neres, Beukema e Badiashile, senza dimenticare Anguissa da recuperare il prima possibile dopo l’ennesimo stop, saranno un fattore importante, ma non bastano ad avere la certezza di ripartire con un’altra marcia. Il Napoli deve crescere sotto ogni punto di vista. L’atteggiamento prima di tutto, perché in campo deve dimostrare di avere ancora la voglia di vincere le partite (a Firenze ha subito la seconda rimonta di fila in trasferta dopo quella in casa dell’Inter). E poi deve fare progressi nella qualità di gioco, deve diventare meno vulnerabile dietro e più efficace davanti. Ha bisogno anche di quella cazzimma che non ci ha messo finora, deve ritrovare brillantezza fisica e lucidità in molti uomini chiave che finora sono stati appannati.
Dal 10 ottobre all’8 novembre il Napoli dovrà chiarire quali ambizioni può avere, in Italia e in Europa. Le nove partite in 29 giorni contro Frosinone, Villarreal, Venezia, Bodo, Roma, Monza, Juve, Porto e Lazio possono rilanciarlo o allontanarlo in maniera significativa dalla lotta al vertice. In queste tre settimane deve orientare il suo futuro. De Laurentiis è convinto che dopo la sosta inizierà il vero campionato del Napoli. Lo sperano anche i tifosi, che non hanno nessuna voglia di rassegnarsi a una stagione anonima.
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