Roma-Petrachi, storia di un amore mai nato: ecco tutti gli errori del diesse

Tanti problemi in meno di un anno: dalle immagini a Fiumicino con Fienga, passando per gli scivoloni mediatici, fino all'irreperibilità durante il lockdown
Roma-Petrachi, storia di un amore mai nato: ecco tutti gli errori del diesse© Bartoletti
Jacopo Aliprandi

ROMA - L'amore tra Gianluca Petrachi e la Roma si è già consumato. O forse non è mai nato. Ormai siamo a titoli di coda, il direttore sportivo con gli sms mandati a Pallotta giovedì scorso hanno di fatto chiuso il rapporto con il club giallorosso. La sfuriata al patron per non essere stato citato nell'intervista per celebrare il primo anno di insediamento di Fonseca è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la fiducia della società verso il diesse si è esaurita da tempo. Anche perché in meno di un anno Petrachi ha commesso tanti passi falsi, più mediatici che nella direzione sportiva, che non sono piaciuti e hanno creato qualche imbarazzo di troppo al club.

Petrachi, lo sbarco a Roma

Era il 5 giugno del 2019, praticamente un anno fa, quando Petrachi metteva piede nella capitale per la prima volta. O meglio, per la prima volta intercettato dai cronisti. In quel caso il corrieredellosport.it scoprì il direttore uscire dal terminal 3 di Fiumicino salutando l'amministratore delegato Fienga, che era tornato da Madrid per incontrare Fonseca. Il problema? Il diesse era ancora sotto contratto con il Torino, e Petrachi lì non ci sarebbe dovuto essere. All'uscita dall'aeroporto il diesse, sorpreso per i due cronisti presenti ad aspettarlo, non aveva rilasciato dichiarazioni provando invece a dribblare dai telefonini che lo stavano riprendendo. Ma ormai la frittata era fatta. 

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Lo scontro Petrachi-Cairo

Qualche giorno più tardi invece andava in scena lo scontro tra Cairo, presidente del Torino, e il diesse che non aveva ricevuto l'ok per liberarsi dal club granata. Complice anche quel viaggetto a Fiumicino? Più che probabile. Così per venti giorni il diesse avrebbe operato nell'ombra senza poter mettere piede a Trigoria, aspettando il via libera del club granata. Un via libera pagato caro, ben due giocatori: i promettenti Greco e Bucri della Roma Primavera. 

I contrasti con il Torino sono poi proseguiti per la vicenda Nkoulou. Il difensore centrale granata era stato messo fuori squadra perché non riusciva più a giocare con la testa libera viste le lusinghe di alcuni club. Cairo aveva pensato immediatamente alla Roma e al suo ex diesse, minacciando di essere in possesso di una clausola "anti Petrachi": il diesse non avrebbe potuto acquistare giocatori dal suo ex club. "Il sottoscritto non ha mai promesso al calciatore Nkoulou né tantomeno al suo agente Maxim Nanà una eventuale cessione nell'anno in corso. Cairo sa perfettamente come sono andate le cose, spero di non essere più tirato in ballo", le dichiarazioni di Petrachi all'Ansa. 

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Petrachi e il lapsus su Dzeko

Quel 10 settembre 2019 in conferenza stampa molti si erano stupiti delle dichiarazioni di Petrachi, ammettendo candidamente di aver incontrato l’Inter per la trattativa Dzeko “a maggio”. Quando era ancora diesse del Torino. Scontata l'apertura delle indagini della procura federale su diesse della Roma. “Lo dico col sorriso sulle labbra, purtroppo dopo la conferenza stampa di Mkhitaryan non ho fatto smentite perché pensavo fosse palese che avessi fatto un lapsus, dicendo maggio invece di luglio, ma c’è gente che specula su queste cose. Mi hanno fatto le pulci, ma quando sarò chiamato – non sono ancora stato avvertito – tranquillamente dirò che è stato un lapsus". Dopo audizioni di vari testimoni e oltre un'ora e mezza di audizione del diretto interessato, Petrachi lo scorso febbraio è stato assolto dalle accuse. Ma la vicenda - che ha fatto il giro d'Europa - non ha fatto piacere alla Roma. 

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Petrachi, lo scivolone sul calcio femminile. 

Ed è un eufemismo dire che lo scivolone mediatico dello scorso ottobre dopo la gara all'Olimpico contro il Cagliari non ha fatto piacere al club. "Il calcio non è teatro, non c’è bisogno di usare il fioretto. Non è un gioco da signorine. Allora andiamo a fare danza classica no? Ma questo è un gioco di maschi, un gioco maschio", aveva detto Petrachi ai microfoni di Rai 1. Caso esploso sui social, ma non solo. Ad intervenire il ministro dello Sport Spadafora, il coach della nazionale italiana femminie, oltre naturalmente a molti protagonisti del mondo dello sport, femminile e maschile. Parole che hanno imbarazzato e non poco il club giallorosso, sempre in prima linea sul sociale e nel valorizzare il calcio femminile. "Mi scuso se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole. Non era affatto mia intenzione insinuare che il calcio sia uno sport solo per uomini e non adatto alle donne", le parole di Petrachi. "Ero molto arrabbiato perché non era stato convalidato un gol che ritenevo regolare e volevo sottolineare quanto il calcio sia - ed è sempre stato - uno sport fisico e di contatt. Il calcio è di tutti e alla Roma siamo molto orgogliosi della nostra squadra femminile e di promuovere il calcio femminile".  


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Petrachi, incursione nello spogliatoio

"La peggior partita della mia gestione è stata contro il Sassuolo, a Reggio Emilia", ha dichiarato pochi giorni fa Fonseca. Di quella gara, oltre la sconfitta, si ricorda anche l'incursione di Petrachi nello spogliatoio alla fine del primo tempo. Un'intromissione che non era affatto gradita al tecnico che avrebbe voluto parlare da solo con i giocatori. Una sfuriata quella del diesse che non era piaciuta alla squadra, che non ha mai sentito vicino il dirigente, ma anche al tecnico che gli aveva subito chiesto di abbandonare lo spogliatoio. 


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Petrachi, lo sfogo contro i giornalisti...  E Friedkin

A febbraio è andato invece in scena lo show mediatico di Petrachi in conferenza stampa. Riflettori sui tre acquisti, Perez, Villar e Ibanez? Macché, tutti sul diesse: "Non amo le calunnie e le falsità che spesso su qualche giornale e dai media escono come vigliaccherie. Sono una persona scomoda perché non faccio comunelle, non prendo caffè e non rispondo ai messaggi da questa estate e la mia schiena è sempre dritta. Oggi sono la persona che volete attaccare, non ho problemi: cercherò di non essere spappolato da quello che è un percorso che è stato fatto con altri colleghi. Vado avanti per la mia strada cercando di fare il bene della Roma, cercherò di metterci il massimo dell'impegno e fino a quando sarò qui cercherò di portare avanti la mia idea di calcio, gli obiettivi che mi sono stati prefissati e cercherò di portarli a compimento. Ce la sto mettendo tutta".

L'attacco ai media è stato poco gradito dal resto della dirigenza, ancor meno invece le dichiarazioni su Friedkin, che allora sembrava essere a un passo dall'acquisire la proprietà: "A gennaio abbiamo avuto delle criticità dettate da un passaggio di proprietà che ancora non è avvenuto. Ho spiegato ai calciatori: potrebbe succedere qualcosa, come potrebbe non accadere nulla. Non pensate che arriva Paperon de Paperoni e compra chissà quali giocatori. Noi siamo questi, se poi ci sarà da fare dei correttivi si fanno. Il progetto è partito 6 mesi fa e non cambia con il cambio societario. Se continuerà Pallotta o meno si vedrà". Friedkin non è Paperon de Paperoni, d'accordo, ma non è neanche una bella presentazione ai tifosi di quelloo che sembrava dover essere il nuovo patron della Roma. 


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Petrachi, l'irreperibilità durante il lockdown e l'intervista: "Squadra con poca cattiveria"

Stop del campionato, tutti dentro casa per il lockdown. Si lavora dalle abitazioni si studiano le strategie per la ripresa e la stagione successiva. E Petrachi? Per qualche tempo dalla sua Lecce è stato irreperibile per tutti, compresi i giocatori che avevano perso fiducia in lui. 

Al rientro nella Capitale il diesse ha poi rilasciato quell'intervista che non ha fatto piacere alla dirigenza, ai giocatori e a Fonseca: "Nei primi giorni di allenamento ho visto grande voglia, cattiveria e concentrazione. Questa ultima settimana li ho visti un po’ così, quindi devo fargli capire che ci stiamo avvicinando al campionato. All’inizio è stato molto bello stare insieme e ritrovarsi. Siamo una famiglia, ma dei figlioli ogni tanto uno ti scappa, uno esce…". 

Giocatori ancora con meno fiducia nel diesse, Fonseca che il giorno dopo ha voluto replicare tramite un'intervista al sito del club: "In questo periodo i calciatori si sono allenati sempre bene. La squadra è molto motivata". L'ultimo segnale di un diesse ormai fuori dai piani del club. 


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ROMA - L'amore tra Gianluca Petrachi e la Roma si è già consumato. O forse non è mai nato. Ormai siamo a titoli di coda, il direttore sportivo con gli sms mandati a Pallotta giovedì scorso hanno di fatto chiuso il rapporto con il club giallorosso. La sfuriata al patron per non essere stato citato nell'intervista per celebrare il primo anno di insediamento di Fonseca è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la fiducia della società verso il diesse si è esaurita da tempo. Anche perché in meno di un anno Petrachi ha commesso tanti passi falsi, più mediatici che nella direzione sportiva, che non sono piaciuti e hanno creato qualche imbarazzo di troppo al club.

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Era il 5 giugno del 2019, praticamente un anno fa, quando Petrachi metteva piede nella capitale per la prima volta. O meglio, per la prima volta intercettato dai cronisti. In quel caso il corrieredellosport.it scoprì il direttore uscire dal terminal 3 di Fiumicino salutando l'amministratore delegato Fienga, che era tornato da Madrid per incontrare Fonseca. Il problema? Il diesse era ancora sotto contratto con il Torino, e Petrachi lì non ci sarebbe dovuto essere. All'uscita dall'aeroporto il diesse, sorpreso per i due cronisti presenti ad aspettarlo, non aveva rilasciato dichiarazioni provando invece a dribblare dai telefonini che lo stavano riprendendo. Ma ormai la frittata era fatta. 

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