Giunta: "Martinenghi campione vero"

L'intervista sulla rinascita dell’oro europeo dei 100 rana
Paolo de Laurentiis
Paolo de Laurentiis

3 min

Pubblicato il 14.08.2026, 12:11

Due anni fa, all’inizio di questo tratto di strada insieme, l’ha definita la sua sfida più grande. Oggi Matteo Giunta, allenatore di Nicolò Martinenghi, può fare un primo bilancio. I numeri dicono argento mondiale nei 100 rana un anno fa, oro europeo a Parigi. E oggi i primi turni dei 50 rana. 

Questa stagione è stata particolarmente difficile.   
«Quando un atleta deve fermarsi per due mesi è dura. Quando ti dicono, dopo quei due mesi, che ne servono almeno altri due la botta è forte. Nicolò ha dovuto affrontare tutto questo».

L’allenatore in questi casi cosa può fare?  
«Ho cercato di stargli vicino, trasmettergli tranquillità, non accelerare il recupero. Prima la salute, il resto sarebbe venuto di conseguenza».  

Dubbi?   
«Personalmente no ma quando ad aprile è arrivato il nuovo stop ammetto di essermi preoccupato. C’era uno spiraglio e invece è stato costretto a fermarsi di nuovo. E lì tutto l’ambiente, compresi i compagni di allenamento, ha contribuito al suo recupero». 

Nicolò già due anni fa aveva vinto tutto. Quanto è stato rischioso cominciare ad allenarlo?  
«L’ho sempre vista come una bella opportunità. Secondo me ha ancora margini di miglioramento e da qui a Los Angeles 2028 possiamo lavorare sfruttando le esperienze di questi due anni»  

Che atleta è?   
«Completo come pochi. Nelle gare da 100 metri c’è chi passa veloce e poi cerca di resistere, chi parte prudente e poi rientra. La sua grande qualità è che può fare sia una cosa che l’altra».  

L’obiettivo?  
«Beh, facile: partire forte e tornare forte. Scherzi a parte, ha i mezzi per farlo: muscolarmente è fortissimo ma questo non va discapito della sua sensibilità in acqua».

Rischi da evitare?  
«Parliamo di un atleta di 27 anni con una lunga carriera. La chiave è la gestione dell’allenamento per arrivare al collo di bottiglia della prestazione».  
  
Il confronto con un atleta “esperto”?   
«Deve sempre esserci, soprattutto con un atleta di esperienza. Se mi parla di determinate sensazioni o esigenze sta a me recepirle, farne tesoro e intervenire».

E ora?  
«La cosa migliore è sempre evitare gli infortuni. Ma se proprio deve succedere, allora meglio che sia successo in questa stagione di mezzo, lontana da Los Angeles. Abbiamo davanti a noi altri due anni di lavoro».

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