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Il fiore di Madjo

Leggi il commento sulla ripartenza del calcio italiano, tra giovani talenti da valorizzare e il segnale lanciato da Unai Emery in finale di Supercoppa Europea
Roberto Beccantini
Roberto Beccantini

4 min

Pubblicato il 18.08.2026, 10:06

Si rotola verso il campionato non proprio sfiniti come Dorando Pietri nella maratona di Londra 1908, ma neppure con la fame che ci stuzzicava all’epoca dei mercati vegani. Tra gli ori debordanti di atletica e nuoto, dopo il Mondiale che le Sartine di Spagna hanno strappato ai dittatori e riconsegnato agli attori. Ci voleva quel fante-lesto di Gianni Infantino per trasformare Aleksander Ceferin in un focoso sceriffo da Spaghetti western. Abbiamo un nuovo presidente di Federazione (Giovanni Malagò) e un vecchio nuovo commissario tecnico (Roberto Mancini). Alé.

Se Andrea Pirlo ha inaugurato la lista dei trombati eccellenti della stagione («Pirl Harbor» di Monica Colombo: standing ovation), i sedici giorni di Paolo Maldini «direttore» hanno fissato un singolare record di durata: almeno nel Paese dei Franco Carraro. In attesa delle riforme, largo ai proclami: «Se non hanno pane, mangino brioches», avrebbe argomentato Maria Antonietta, regina di Francia, o chi per lei. I giovani, i giovani. Non si parla d’altro: i «campus» estivi, in effetti, ridondavano di premesse e promesse.

La favola Madjo: meteora o segnale?

Mi ha colpito un dettaglio. Non ci tocca, purtroppo, anche se ne millantiamo spesso l’esigenza per uscire dall’azzurro tenebra che ci ha inghiottito. Proviene da Salisburgo, culla di Wolfgang Amadeus Mozart e teatro itinerante della Supercoppa europea. Non riguarda l’esito (Paris Saint Germain-Aston Villa 2-1); concerne il fatto che, ceduto Morgan Rogers (al Chelsea, per 137,5 milioni di euro, wow) e assente Ollie Watkins, Unai Emery ha incerottato l’attacco con i muscoli di Brian Madjo, diciassettenne inglese di genitori camerunensi e cittadinanza lussemburghese. Insomma: un figlio dei tempi, dalla stazza e dal repertorio che fanno pensare più alle rughe del giurassico traliccio d’antan che non al tritolo semovente del fast-foot moderno. Per precoce che fosse, e dai riflessi comunque non letali, si trattava di una partita ufficiale. Madjo l’ha aggredita con la voracità grezza del suo 1,93 che se ne fotte delle etichette e del galateo. Sportellate truci, sponde grevi, tre occasioni divorate e il pareggio di sinistro, in semi-acrobazia, a suggellare un’esibizione più da marcia di Radetzky che da coro liturgico. In fin dei conti, Cristian Chivu sdoganò Pio Esposito nel 2025, in America, durante il pompatissimo rodeo della Fifa.

La Premier comincia venerdì 21. Vedremo se, per il colosso di Birmingham, l’epifania austriaca è stata uno sfizio o un indizio; il tuono di una sera o il lampo di una carriera. Domandarono a Giulio Andreotti: qual è il segreto dei suoi numerosi e ripetuti successi? «Forse», rispose, «sarebbe meglio chiedere qual è il successo dei miei segreti». Segreti, appunto. E qui, di brutto, si torna alle liti condominiali di casa nostra, con le bizze a orologeria di Gian Piero Gasperini e il tormentone del portiere juventino (Vicario, triste e solitario). Con Daniele Orsato - promosso designatore al posto dell’archiviato Gianluca Rocchi - che urla «abbasso il Var e forza arbitri». Gli slogan non vanno mai in vacanza.

 

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