Galliani, Malagò corsi e ricorsi

Leggi il commento sulla corsa alla carica di presidente della Figc in vista dell'assemblea elettiva del prossimo 14 dicembre
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Roberto Beccantini
Roberto Beccantini

4 min

Pubblicato il 03.11.2026, 10:29

All’alba del Duemila fu la Triade juventina a candidare Adriano Galliani, cacicco del Milan, al vertice della Lega. E nonostante Giacinto Facchetti, da vice e da presidente dell’Inter, invitasse il proprietario, Massimo Moratti, a votare tutti tranne «quello» (Galliani), il proprietario, Moratti Massimo, lo pregava di turarsi il naso, alla Indro Montanelli, e di votare proprio «quello». Perché essere romantici e contro il potere costituito, o da costituire, è sempre ammirabile, ma la «Realpolitik» impone scelte più pratiche, alleanze più diagonali.

Presidenza Figc, Marotta tira la volata a Galliani

Oggi, in vista delle elezioni del 14 dicembre, è Beppe Marotta, presidente dell’Inter americana, a tirare la volata al Galliani di anni 82, per evitare che il Giovanni Malagò di anni 67, già presidente e poi commissario di sé stesso, torni presidente della Federazione. E la Juventus? Marottiano di famiglia e di famigli, Giovanni Carnevali detto «Quaresima» (dalla patibolare classifica) avrebbe opposto un fiero e sdegnato sì se non l’avesse bloccato John Elkann: qui comando io (wow!). Si tratta di un ribaltamento curiale e filosofico dai contenuti non esattamente francescani. Per carità, Galliani ha lasciato il Milan nel 2017, ma non finirà mai di esserne costola, simbolo.

In ballo c'è il trono di via Allegri

E allora? Il fermento è tale che, per domarlo, non resta che la morfina delle citazioni. Comincio da Alessandro Bergonzoni, bolognese, strepitoso acrobata delle parole. Il problema è che, «nel curare qualcuno, si diventa qualcuno da curare». A spanne, l’ambulatorio risulta pieno. Occhio a quest’altra: «Se non sei al tavolo, sei nel menù»: lo predicava Ann Richards, ex governatrice del Texas. «Piatto ricco mi ci ficco», lo tradurremmo dalle nostre parti, gelosi e golosi. In ballo c’è il trono di via Allegri, una strada di Roma dalle allusioni ambigue e giornalisticamente morbose, se non fosse per il nome: Gregorio, non Massimiliano. Quindi: «Tempi tragici portarono uomini forti. Uomini forti hanno portato tempi facili. Tempi facili hanno portato uomini deboli. E uomini deboli hanno portato i tempi tragici in cui viviamo»: copyright, Giulio Tremonti (da un’intervista di Francesca Schianchi su «La Stampa»). La consecutio, tambureggiante, è un avviso ai litiganti e a noi caschi blu: comunque vada, difficile che dall’urna esca una faccia nuova che non sia una testa vecchia.

Presidenza Figc, le fazioni sono divise

Le fazioni sono divise. Ci si conta. Ci si spia. Nella speranza che i periscopi rimangano sul Varismo «trans» di Daniele Orsato. E nel timore che i proverbi cinesi nascondano messaggi in codice: «Colui che attende un cavaliere nella veste del salvatore - ammonisce un passo di “Ave Mou” di Giancarlo Dotto - deve stare attento a non confondere il rumore degli zoccoli con i battiti del proprio cuore». Addirittura. Naturalmente, vinca il migliore. Che è convenzione e non circonvenzione; sovvenzione e non convinzione. La chiusura spetta di diritto a una frase «taroccata» del leader dei «The Doors», Jim Morrison: «A volte basta una scheda per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare una scheda». Nell’originale era «un attimo»: succede.

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