Figc, i piani dei candidati

Priorità e strategie di Giovanni Malagò e Adriano Galliani, a poco più di un mese dalle elezioni in programma il 14 dicembre
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Giorgio Marota

Pubblicato il 06.11.2026, 11:16

Malagò premette e promette: riparto dal mio programma di giugno, «per coerenza» e perché «questo nuovo passaggio elettorale non è dipeso dalla mia volontà». Galliani scende invece in campo ricordando «le divisioni» interne e s’impegna per un «dialogo costruttivo col governo»; dopotutto lui, in qualità di senatore, di questa maggioranza fa parte. I piani di chi ambisce a conquistare la Figc, in attesa dell’ok della commissione di verifica, sono stati depositati assieme agli accrediti (la Serie A per Malagò, AIC e AIAC per Galliani) e alla scadenza delle candidature, ieri, sono iniziati a circolare. Al netto delle buone intenzioni di entrambi su stadi, vivai (la riforma Zola è sempre centrale), filiera tecnica, base, arbitri, politica, ricavi e misure economiche, emergono differenze di prospettiva. La prima: Malagò punta l’orizzonte al 2032, quindi all’Europeo che l’Italia ospiterà con la Turchia, mentre Galliani parla di «sprint in due anni» alla luce del mandato breve in palio il 14 dicembre.

Elezioni Figc, le priorità di Malagò e Galliani

L’attuale commissario fa riferimento anche alle cose fatte nei primi mesi condizionati perlopiù da bordate da schivare: ricorda la riforma del Club Italia e le nuove nazionali paralimpiche, oltre al rifinanziamento della riforma Zola con 5 milioni e l’accelerazione su Euro 2032 con il dossier all’Uefa. Malagò ha inoltre portato avanti interlocuzioni con le forze parlamentari che vogliono riformare il calcio. Tra le priorità indicate da Galliani, nelle 60 pagine di programma divise in 18 punti, ci sono il rilancio delle nazionali e la valorizzazione dei giovani. Ogni lega conterà, dopotutto c’è un pacchetto del 52% (B, C e LND) da conquistare senza dimenticare i delegati incerti delle componenti già schierate. Galliani ricorda che gli U21 hanno giocato appena il 2,3% dei minuti complessivi in A e trova nelle seconde squadre una possibile soluzione. Anche lui punta a riaprire il confronto sulle sponsorizzazioni delle scommesse e sulla quota delle risorse generate dal betting.