L'altro ego del Cristiano
Leo Messi che, sceso dal Mondo, dà le spalle alla premiazione della Spagna, la Nazionale che glielo aveva appena tolto. Cristiano Ronaldo che molla il Portogallo e resta irrimediabilmente «nudo». Con il ct Jorge Jesus che lo insegue fino all’aeroporto per giustificare il gelo penitenziale del riscaldamento di Oslo, al limite del limite della decenza gerarchica. Se non oltre.
Ronaldo, il suo essere "recidivo" e quel confronto con la storia di Gianfranco Zola
Il Marziano è recidivo: «esonerato» da Maurizio Sarri in un’edizione di Juventus-Milan della stagione 2019-2020, quella del nono e ultimo scudetto consecutivo, aveva schifato la panchina e schivato lo stadio. Si era ancora sullo 0-0. Al suo posto, dal minuto 55 il mister di Madama sguinzagliò Paulo Dybala. Era il 10 novembre 2019. Il destino, sbadigliante ma curioso, s’interessò al caso. E così, al 77’, l’Omarino firmò l’1-0 della vittoria. Gonçalo Ramos, alla terza rete di fila, sorride.
Se per il Vangelo è più facile che «un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio», figuriamoci attraverso la cruna di un Ego. Per un cambio «precoce», nella pancia di Fiorentina-Novara 2-2 del 2 maggio 2012, Delio Rossi e Adem Ljajic vennero addirittura alle mani. Fu il tecnico della Viola, per la cronaca e per la consecutio, a prendere per il collo il fantaccino serbo. Che, infelice e piccato, gli aveva dedicato un rosario di rime.
A volte, in compenso, può succedere l’incredibile. Che, cioè, tocchi all’unto del Signore rimpiazzare un comune mortale. Alludo al Napoli di Diego Armando Maradona e del secondo scalpo, con Luciano Moggi deus ex machina: e se non proprio deus, di sicuro machina. Gianfranco Zola, ecco qua il protagonista, vanta un privilegio che non sarà un record, ma lo sfiora, lo accarezza. Sostituire il Pibe per notti più brave che cattive, e a risultato in frigo, non fa notizia. Fa notizia il contrario: essere sostituiti da Diego. Carta canta: data, 3 dicembre 1989; teatro, il San Paolo; partita, Napoli-Atalanta 3-1. E a nove minuti dal termine, il fatto: fuori Zola, titolare; dentro Maradona, riserva. Allenatore, Albertino Bigon.
Un simile onore capitò anche a Francesco Romano, Fernando De Napoli e Massimo Mauro, l’unico ad aver imboccato i tre tenori: Zico a Udine, Michel Platini alla Juventus, Maradona a Napoli. Con tutto il rispetto. Uomo di destro, gavetta nella Torres e laurea a Posillipo, smistato al Parma ed esploso nel Chelsea, dove si era rifugiato per evadere dalla Siberia delle fasce, Zola ha raccontato che non si perdeva un attimo degli esercizi balistici di Diego. Cercava di rubargli i segreti, specialmente sulle punizioni, pur di affilare il repertorio e guarnire l’arsenale. Gianfranco ha trovato il tesoro lontano dalla sua isola, salvo poi regalarle i dribbling del crepuscolo e persino un gol di testa in un Cagliari-Juventus che i tifosi sardi custodiscono nel cuore. Cierre, a 41 anni, continua a provocare Padre tempo. «Una carriera è meravigliosa, ma, la notte quando si ha freddo, non ci si può fare coccolare da essa»: lo diceva Marilyn Monroe, «cristiana» prima di Cristiano.
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