Atalanta-Bayern, il merito del saper fare

Leggi il commento sul match di Champions League tra la Dea di Palladino e i bavaresi di Kompany
Cristiano Gatti
Cristiano Gatti

3 min

Pubblicato il 11.03.2026, 09:22

Nel tiro al piccione non è mai piacevole stare dalla parte del piccione, ma per una notte tocca all’Atalanta. Di un’altra galassia il Bayern. Davanti al crudele spettacolo, senza neanche la possibilità di lanciare lo straccio dall’angolo, subito risuonano le sentenze dell’ultimo periodo: l’Atalanta è la più europea delle italiane, l’Atalanta salva il nostro calcio dal crack. Non stanno più in piedi, dopo una simile bancata? Sarebbe profondamente carognesco dirlo adesso. È finita malissimo, si può dire beati quelli eliminati prima: ma tutto il resto resta.

Dalle parti di Bergamo non hanno mai dimenticato una frase di Andrea Agnelli, quando era Andrea Agnelli: «Senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva l’Atalanta ha avuto accesso diretto alla Champions... Bisogna proteggere gli investimenti e i costi». La questione è poi diventata sempre più bruciante, come un insuperabile dubbio amletico: devono contare la spesa e il blasone o deve contare la pura abilità sportiva? Casualmente, l’Imbucata di provincia è l’unica squadra italiana negli ottavi di Champions, per di più carica di aggravanti: negli ultimi anni, questa provincia ha giocato in Champions cinque volte, diventando praticamente una presenza fissa tra le grandi d’Europa. A completare: un’Europa League vinta, ultimo trofeo internazionale portato a casa da un’italiana. Nel frattempo, anche a livello di bilanci in attivo (dieci consecutivi) e di plusvalenze (nel 2025 superato il muro dei 500 milioni dell’era Gasp, 100 milioni solo nel 2024-25), anche a livello money l’Imbucata di Bergamo ha dimostrato di non avere molto da imparare dai colossi.

Resta un merito: l’Atalanta in Europa s’è fatta da sola, non ha ereditato la posizione per diritto di sangue blu. Poi si sa com’è: il Bayern resta il Bayern, sul campo troppo colosso per l’Atalanta, ma dopo tutto non è che non sia più forte delle grandi italiane. La partita di Bergamo serve tra parentesi anche a confermare come stiamo messi di questi tempi. Quel che resta oltre il risultato e le macerie, piaccia o no al Rotary dei fatturati, è solo una rassicurante consolazione: esiste ancora la possibilità che a pesare non sia il casato, ma il saper fare. Va detto anche quando finisce così male. L’Atalanta negli ottavi ha comunque tenuto in piedi la sbrindellata reputazione dell’intera combriccola. Più di quanto sia riuscito agli Agnellisti, effettivamente.

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