Como, cose da Paz

Leggi il commento sulla prestazione da urlo dell'argentino, protagonista indiscusso del clamoroso successo della squadra di Fabregas sul Manchester United in Champions League
Scegli Corriere dello Sport come fonte preferita su Google
Xavier Jacobelli

Pubblicato il 22.10.2026, 08:53

Ci sono partite che rimangono per sempre nella storia di un club e dei suoi tifosi, destinate a essere tramandate nel tempo dalla memoria collettiva per diventare punti di riferimento assoluto. Lo spettacoloso 4-1 del Como al Manchester United è fra queste: un luna park di gol, emozioni, calcio di eccellente qualità, sublimato da un ventiduenne Numero 10 a nome Nico Paz. Il suo direttore sportivo, Carlaberto Ludi, sostiene sia l’erede designato di Messi nell’Albiceleste. Ludi vede lungo. Sontuosa è stata la prestazione del vicecampione del mondo che ha preferito restare sul Lago anziché ritornare al Real e ha fatto benone. Due reti, l’una più bella dell’altra; l’assist per Douvikas; tocchi di classe adamantina, una partita a tutto campo sotto il diluvio del Sinigaglia, bagnato dallo scatenato show della Banda Fabregas che ha annichilito i Red Devils. A Carrick è rimasto soltanto il gol della bandiera di Zirkzee, cioè pressoché nulla, tanto il Como ha maramaldeggiato gli avversari, letteralmente schiantati sotto ogni profilo: gioco, velocità, tattica.

Per chi ama il calcio, è una vera delizia vedere in azione questo Como: 4-1 al Manchester United come 4-1 al Lipsia al debutto. In mezzo, la sconfitta di Rotterdam che non ha lasciato scorie perché ci può stare che una debuttante assoluta in Champions League paghi dazio alla prima trasferta. Anche qui risiede uno dei molti meriti di Fabregas, pigmalione di una squadra che il 22 ottobre 2020 pareggiava 0-0 con la Pergolettese in Serie C e il 21 ottobre 2026 in Champions ha disintegrato una Grande del football mondiale rimpicciolendola ai minimi termini. Nessuno misconosce l’emergenza inglese che ha moltiplicato gli indisponibili, eppure, anche il Como lamentava assenze pesanti: Diao, Kean, Rodriguez, Chalobah.

Guarda la gallery

La verità è rivoluzionaria per i nuovi equilibri del massimo torneo continentale: lo United è senza capo né coda, un’accozzaglia di scarsi propositi e pessimi risultati. Ci sarà un motivo se ha vinto l’ultima Premier nel 2013; se dopo l’addio di Sir Ferguson, in tredici anni si sono alternati undici allenatori; se si è aggiudicato soltanto due delle undici gare ufficiali disputate in questa stagione, rotolando al tredicesimo posto in campionato a -14 dal City capolista e racimolando tre punti nelle prime tre giornate della League Phase.

Esattamente agli antipodi sta la squadra di Paz e Douvikas, Baturina e Ramon, Da Cunha e Perrone, per citare i migliori della magica serata sul Lago, non sottacendo la magistrale recita collettivo. Questo Como gioca a memoria, le verticalizzazioni sono il suo marchio di fabbrica, la vocazione alla manovra offensiva è congenita, gli interpreti sono all’altezza dello spartito. E che nessuno parli di favola o di miracolo. Questa vittoria è un’opera d’arte.

Sblocca la news esclusiva

Attiva l'abbonamento Plus+ per leggere tutte le news esclusive in maniera illimitata!
  • Il più conveniente

    Plus+ Annuale

    € 49,90all'anno
    Abbonati ora
  • Sito illimitato
  • Rinnovo automatico
  • Scopri tutte le offerte