Baldini e Mancini i giusti opposti
Silvio Baldini a Pescara, Roberto Mancini a Bologna. Nello stesso giorno. Chi ha scelto gli stadi per le sfide con la Polonia e la Turchia, entrambe decisive (per la 21 vale il passaggio del turno nell’Europeo, per la Nazionale maggiore la permanenza nella serie A della Nations) non sarà un tipo originalissimo, ma è certamente sensibile al clima, all’ambiente, in altre parole al passato dei due tecnici.
Pescara è il luogo in cui Silvio s’è meritato il rilancio nel calcio di primo livello soprattutto grazie alla spinta naturale verso i giovani che ha indotto Gravina a affidargli la panchina della Under; Bologna è il posto che Roberto ha nel cuore, la città che l’ha visto crescere, esordire, segnare e giocare talmente bene da guadagnarsi subito le attenzioni di Juve e Samp: Paolo Mantovani - il merito fu di Paolo Borea - riuscì a battere sul tempo Boniperti e l’amico Luciano Conti, ex presidente di un Bologna che non era mai retrocesso in B.
Non esistono punti di contatto evidenti tra Baldini e Mancini, se non l’azzurro, oggi: il primo - amarlo non è difficile - è ancora tanto genuino, disinteressato alla forma, ha una comunicazione muscolare e diretta e si fida dell’istinto: se deve dare un calcio nel culo a un collega, naturalmente in partita, non si tira indietro e dopo non si pente. I media li conquista con giudizi spiazzanti ma che contengono tanta verità. I grandi club l’hanno trascurato più per come si pone che per la sua sostanza tecnica. Che è notevole.
Roberto è un uomo di mondo e di più mondi, uno che ha sempre curato la propria immagine, l’estetica senza mai tradire sé stesso. Ha un temperamento battagliero. Da calciatore litigava senza problemi con arbitri e avversari, che si chiamassero Collina o Baldas, Capello o Galliani; ogni tanto gli succedeva di discutere anche fisicamente con i suoi nello spogliatoio e insomma non ha mai fatto nulla per rendersi simpatico al prossimo.
Quando viene attaccato da un collega o da un dirigente fa una cosa sola: prende il telefono e gli dice la sua.
Ha fatto una carriera splendida, lui è calcio allo stato puro, talvolta lo frega il fatto di essere perennemente insoddisfatto: insegue qualcosa più del meglio.
Baldini e Mancini sono il presente che prepara il futuro del calcio italiano. Talmente diversi da riuscire perfino a completarsi.
A differenza di Malagò e Buonfiglio, nel loro caso gli opposti non si oppongono.
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