Messi e Cristiano Ronaldo ultime stelle

Leggi il commento sull'ultimo ballo della pulce argentina e del fuoriclasse portoghese ai Mondiali 2026
Mimmo Carratelli
Mimmo Carratelli

4 min

Pubblicato il 19.06.2026, 11:55

In questo Mondiale di là dell’Atlantico, dal Messico al Canada, attraversando gli States, guardo le vecchie stelle del firmamento del football, Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, 41 anni il primo, 39 il secondo. Che cos’hanno ancora da dire? Ronaldo è là che non gli si muove un capello, bello come un uomo Vogue, cesellato dagli dei. Non corre, sfiora l’erba e l’erba geme di piacere. Non s’affanna. Non ha bisogno di rincorrere la palla perché è la palla che va verso Ronaldo, per farsi toccare e sedurre, innamorata persa. Sa che Ronaldo la toccherà con delicatezza e con maestria, mai prepotente, ma leggiadro con la dignitade dell’uomo nobile, dell’amante rassicurante, del ricohombre con misura.

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Cristiano Ronaldo, il perfetto calciatore vitruviano

La palla, con Cristiano Ronaldo, gode. E lei si fa più rotonda, più riconoscente, più disponibile. L’attrae l’uomo che, sul campo, sembra appena uscito dalla manicure, dal pedicure, dalla sauna e dal barbiere. Così ben messo, Cristiano Ronaldo non protesta con gli arbitri, ma li incanta. Non terrorizza gli avversari, ma li circuisce con un sorriso che è il suo dribbling di fascino. È così elegante, Cristiano Ronaldo, col suo fisico asciutto, che Fidia, lo scultore degli dei, l’avrebbe voluto a modello anziché inventarsi quell’Apollo Parnòpios piuttosto greve, normodotato e di una bellezza imponente, mentre Cristiano gli avrebbe regalato una bellezza più leggera da scolpirne con garbo i muscoli levigati, palestrati con cura. Ronaldo è il perfetto calciatore vitruviano nel disegno di Leonardo. Ha l’identica bellezza matematica, lo stesso equilibrio delle forme, la stessa forza algebrica dell’uomo vitruviano di Leonardo, però “dal di sotto del mento alla somità del chapo” ha una maggiore grazia nel rispetto delle misure leonardesche. Così è Cristiano Ronaldo, un vitruviano anche nell’esultanza del gol, quando allarga le braccia e divarica le gambe, tale e quale al disegno di Leonardo. 
E quando Cristiano Ronaldo vola leggero per l’incontro aereo con la palla, la palla bacia la fronte di Ronaldo prima di volare felice verso la porta avversaria.

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Messi e la palla: la mangia e la umilia mettendosela sotto i piedi

Lionel Messi, invece, diciassette centimetri più basso e 18 chili in meno di Ronaldo, la palla se la mangia, un bambino affamato, la fa ammattire spostandola dal destro al sinistro e poi ancora sul destro, le fa venire le vertigini. La palla che, con Ronaldo, vive una vita leggera e felice, innamorata, con Messi non trova pace, trascinata, arrotolata, padroneggiata selvaggiamente dai ghirigori di Lionel, mai tranquilla, una vita da collaboratrice domestica maltrattata. La palla per Cristiano Ronaldo è una innamorata, per Messi è una colf. E, poi, Lionel, la umilia mettendosela sotto i piedi, quel giochino perverso di lisciarla, spazzolarla, titillarla con la suola degli scarpini, alla palla viene il solletico. Ronaldo non lo farebbe mai. Lionel ci gode. Avanti e indietro sotto la suola degli scarpini. Il tormento è appena finito e Lionel parte a razzo e la palla con lui, infelice e stordita, spinta, palpata di punta e di tacco tra una selva di gambe avversarie, una corsa pericolosa. La palla può anche impazzire con Lionel.

 

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