Nella testa di Chivu e Sarri
Ok, quel che conta è la sfida di mercoledì, ma se i valori sono quelli espressi ieri, l’Inter potrebbe già preparare la bacheca dove esporre la decima Coppa Italia. La squadra di Chivu è apparsa un pescecane in grado di ingoiare un nasello come e quando vuole. Difficile dubitare che sia la verità quella vista nel primo dei due confronti all’Olimpico. Anche se il calcio non conosce certezze. Di sicuro, la Lazio di Sarri è apparsa parente troppo lontana della squadra brillante che aveva conquistato 17 punti nelle ultime otto partite riuscendo a sentire profumo d’Europa.
Inter, squadra di livello mondiale
Inguardabili nel primo tempo, pieno di errori soprattutto in uscita e di scarso movimento («Siamo tutti fermi», ha inutilmente gridato Sarri), i biancocelesti hanno avuto un sorprendente risveglio nella ripresa giocando in dieci, dopo l’espulsione di Romagnoli (che guaio per Mau non averlo per il derby). Isaksen ha sfiorato ripetutamente il gol, Pellegrini ha fatto il Tavares. Hanno subìto il terzo gol per un nuovo imbambolamento della difesa che ha permesso a Bonny di toccare per cinque volte la palla in area prima di servirla al liberissimo Mkhitaryan. Anche le due reti del primo pesano un po’ sulla coscienza del reparto difensivo, sorpresa negativa poiché il nuovo corso di Sarri è stato creato proprio per prendere meno gol. Ma l’Inter è squadra di livello mondiale e non è stata alle previsioni la condotta di Chivu che ha schierato quasi tutti i titolari, compresa la coppia di caterpillar Lautaro-Thuram. Risultato: partita in discesa dopo appena tre minuti e nuova festa scudetto. Non c’è stata in campo ombra di gemellaggio, che evidentemente riguarda solo i tifosi, insieme a poca distanza dallo stadio a cantare e ballare con cori contro Lotito intonati per solidarietà anche dai milanesi. Un incrocio di buoni sentimenti che non ha mai riguardato le due squadre: due volte la Lazio ha impedito all’Inter di acciuffare lo scudetto e Pedro, il killer dello scorso anno, è uscito tra i fischi dei numerosi interisti non aderenti allo sciopero. Neanche l’Inter si è mai impietosita, un indimenticabile 6-0 nel campionato passato all’Olimpico, tre pallini stavolta (e altrettanti sfiorati), mai battuta negli ultimi 11 confronti.
Il "Double" fa gola, ma mercoledì la strada sarà meno sgombra
Figuriamoci se i nerazzurri tireranno indietro la gamba il prossimo mercoledì. Il “Double” fa gola, lo scudetto non ha appagato la fame né di Chivu né del suo gruppo. Ma sono certo che la Lazio non sarà altrettanto arrendevole. Sarri è uscito con la faccia scura di chi le avrebbe cantate ai suoi. Anche se qualcosa di buono la partita ha detto: per esempio, il recupero di Gila e i progressi di Rovella. E la pericolosità di Isaksen. E la conferma di Noslin come il migliore fra le punte centrali. D’accordo, per fermare la macchina da gol di Lautaro e soci ci vorrebbe ben altro, ma è certo che mercoledì i campioni di Chivu troveranno una strada meno sgombra verso la conquista della Coppa.
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