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Lazio, non è troppo tardi

Leggi il commento sul momento della squadra di Sarri
Franco Recanatesi
Franco Recanatesi

4 min

Pubblicato il 06.05.2026, 08:39

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Un a corsa da primato nelle ultime otto partite, settimo posto a portata ma soprattutto una forma all’apice in vista del traguardo più ambito. La Lazio sta colorando una stagione grigia. Troppo tardi. Ma forse no…

L’inizio del primo conto alla rovescia verso mercoledì 13 (il secondo è per domenica 17) ha messo addosso al popolo laziale una certa fibrillazione, un brivido di piacere che fatica a spegnersi.  
Vincere al 92’ e vincere in rimonta (non era mai successo quest’anno) aumenta l’adrenalina che resterà in circolo fino al derby. Sarri ha plasmato una Lazio senza fine, e benedetto il giorno in cui seduto nel salotto di casa, con la testa fra le mani e la cicca in bocca, ha deciso: il mio gioco non sanno farlo, inutile insistere, adesso proviamo a fare il gioco che preferiscono loro. Dev’essersi ricordato di quando, nel 2006, si è diplomato al Centro Tecnico di Coverciano con la tesi “La preparazione settimanale della partita”. La tesi non prevedeva un solo sviluppo del gioco, ma più varianti. L’indomani Mau è andato a Formello e ha detto: ok ragazzi, cambiamo le carte in tavola.  
Mica tutto. Qualcosa del Sarrismo è rimasto: il palleggio anche se non troppo insistito, l’aggressione sulle seconde palle. Però difesa meno alta, ripiegamento delle ali, contropiede. Adesso la Lazio ha una fisionomia precisa e alcuni giocatori sono cresciuti tanto, compresi alcuni di cui si era persa traccia. L’esempio principale è Basic, da “fuori uso” a “essenziale”. Tavares oltre che spaccare le partite (leggi Cremona) ora sa anche difendere e non esagero affermando che siamo in presenza di uno dei terzini più forti d’Europa. Taylor, sbarcato, mandato in campo e mai più uscito, si è calato nella parte in tempo record. Solo Belahyane e Ratkov non sono ancora riusciti a entrare nelle rotazioni di una rosa riqualificata, e ci sarà un perché. 
Il modulo rivisitato ha risvegliato la fase offensiva, tallone d’Achille della squadra. Sette gol nelle ultime tre partire, nelle quali Noslin ha vinto per distacco la competizione fra i quattro centrali d’attacco provati da Sarri. L’olandese compie 27 anni a luglio, non è più un pischello ma viaggia nell’età della piena maturazione e ha tutte le qualità, nelle mani di Sarri, per diventare un calciatore importante. 
Devo dire, e mi dispiace, che Maldini fatica a trovare la sua dimensione nel ruolo di centravanti. Dia non ha mai raggiunto i livelli del periodo salernitano. Pedro falso nove può essere solo una soluzione di emergenza. 
La difesa non preoccupa, tranne qualche palpitazione per il portierino, capace di grandi e piccole cose. Gila-Romagnoli è quanto di meglio esprime il campionato, Marusic è un caterpillar, di Tavares ho detto. Pellegrini e Provstgaard (anch’egli lievitato con la cura Sarri) offrono garanzie. 
Siamo a meno sette e l’appetito sale. Lazio-Inter di campionato assume un’importanza relativa, ed è questa una notizia rara. Se la Lazio si fosse svegliata prima sarebbe stata una partitona anche questa. Il rimpianto c’è, Sarri ha perso troppi punti nelle 22 partite con le 12 squadre dall’ottavo posto in giù: su 66 ne ha presi 37 e lasciati 29. Troppi. È come se la Lazio, due mesi e otto partite fa, avesse cominciato un altro campionato. Via di corsa con solo l’inciampo di Firenze: 17 punti, seconda solo alla Juventus. Attenzione, conto alla rovescia: meno sette. Arrivano i campioni d’Italia. Ma la Lazio è capace di tutto. 

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