Lazio, quelle strane occasioni

Leggi il commento sull'avvio di stagione e sulle possibili ambizioni della squadra di Gennaro Gattuso
Franco Recanatesi
Franco Recanatesi

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Pubblicato il 16.09.2026, 09:43

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Lo scorso sabato alle ore 20 la Lazio guidava solitaria la classifica, facendo rotolare dal piacere il suo popolo, assente all’Olimpico ma ben presente con lo spirito. La goduria è durata fino alle 20 di lunedì sera, 48 ore senza un perché. Ma anche senza grandi rimpianti. Nessuno avrebbe potuto immaginare una partenza tanto felice della Lazio, i più prudenti la davano nella terra di nessuno, fra il nono e il dodicesimo posto, i cecchini di professione addirittura nelle acque torbide della zona retrocessione. Sono andato a frugare nelle stagioni più generose con la squadra biancoceleste cercando un precedente di vetta solitaria, a parte naturalmente gli anni dorati dei ‘70 e dei ‘90-2000, quando il comando era la norma. Eccolo il precedente, 29 febbraio 2020, 26ª giornata, Lazio-Bologna 2-0, gol di Luis Alberto e Correa. Se lo ricorda bene Simone Inzaghi, che attorno a tavole imbandite sono certo che lo racconti anche agli arabi, se lo ricorda bene anche Manuel Lazzari, unico reduce di quel giorno luminoso tuttora a Formello.

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Una Lazio senza calciatori da copertina

Anche allora al primato concorse il rinvio della partita Inter-Juve, con le quali la Lazio lassù sgomitava. Collezionava punti e primati: serie positiva di 21 giornate, 11 vittorie consecutive, Immobile capocannoniere e Scarpa d’Oro con 36 gol come solo Higuain anni prima. Gli invincibili di Simone avevano incassato fino allora una sola sconfitta, con l’Inter alla quinta, combattevano spalla a spalla con la Juventus di Sarri. Ma fu anche la stagione del Covid che costrinse il campionato a giocare a singhiozzo, prima con stadi deserti e poi chiusi per quasi quattro mesi. Si tornò in campo il 24 giugno, con la Lazio a Bergamo. Dopo 11 minuti la vince 2-0, ma alla fine perde 3-2. Da allora si sgonfia, perde anche a Lecce e a Genova e col Sassuolo in casa e si classifica quarta. 
Ho ricordato questo per alcune similitudini fra quella e questa Lazio, analogie situazionistiche e non tecniche. La squadra dei Luis, Milinkovic, Immobile era ricca di campioni, questa Lazio non ha calciatori da copertina, però possiede un temperamento, una “garra” più da Premier che da Serie A. Ma non solo.

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Non solo "Ringhio", questa Lazio è molto di più

Sarebbe riduttivo appiccicare alla Lazio la personalità di Ringhio e basta. Il primo tempo della partita col Milan è stato un gioiello nella quarta di campionato: un gioco fluido, propositivo, veloce, studiato. Due gol potevano essere quattro, lampadina rossa mai accesa nell’area di Mandas. Che cosa è successo dopo l’intervallo. Qui Gattuso deve lavorare. Non basta la crescita del Milan grazie a cambi azzeccatissimi per giustificare la netta variazione di scenario. I ragazzi di Rino sono rientrati in campo con un’altra testa, non dico la certezza di aver già vinto (sarebbe gravissimo) ma senza l’adrenalina e l’energia dalle quali erano stati animati nella prima frazione della partita.

Gattuso possiede gli strumenti per allenare la psiche dei suoi giocatori oltre che le gambe. Ha restituito una dimensione europea a Tavares e un brillante status di calciatore a Belahyane, ha dato al ragazzo Floriani il permesso e il pieno diritto a giocare in Serie A, oltre ad avere scosso Frattesi con la mozione degli affetti. Ora è chiamato a completare l’opera, allungando fino ai novanta minuti gli irresistibili quarantacinque dello scorso sabato. Questo oggi si può chiedere al pilota laziale, niente di più. Per promettere un biglietto per l’Europa, caro Fabiani, è un po’ presto. E un tantino ingeneroso.

 

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