L'opera di Gattuso

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Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 02.11.2026, 07:28

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L’unica cosa chiara è che la Lazio merita questo primo posto e che lo conserverà durante la sosta, da sola o in compagnia. Lo merita per come sta giocando da metà agosto, per come si danna, per la reazione avuta ieri dopo il gol di Nzola, per la qualità dell’azione e della conclusione di Isaksen. E per il 2-1 voluto con tutto sé stesso da Pinamonti. Da settimane i paragoni si sprecano: somiglia alla prima Lazio di Maestrelli; no, al Verona di Bagnoli; non scherziamo, sembra il Leicester di Ranieri. Fantasie, suggestioni, gli azzardi dell’euforia: è semplicemente la squadra di Gattuso che a forza di scappare da casa si è allontanato soprattutto dal pregiudizio. Rino sta affrontando il momento con un equilibrio che direi miracoloso se non fosse frutto delle tante esperienze precedenti.
Mi è chiara, però, anche la qualità del lavoro di Alvini, il cui Frosinone da 20 punti pieni ha alcune caratteristiche della Lazio, specie sul piano mentale.

 

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Di poco chiare ho individuato altre cose di contorno, solo apparentemente irrilevanti. Le elenco in ordine sparso. 
1) L’attivismo dell’Assocalciatori e dell’Assoallenatori che all’improvviso si sono ricordate di esistere, ma solo per abbattere per conto terzi Giovanni Malagò. Qualcuno sostiene che siano sotto ricatto avvocatizio, altri che abbiano tanto da nascondere o farsi perdonare, in particolare l’Aic che ha appena ordinato uno stock di cravatte azzurre. Quelle gialle sono finite anni fa al Milan. 
2) Poco chiaro è anche il comunicato col quale Cagliari, Sassuolo e Venezia hanno fatto sapere che esprimeranno il loro sostegno dopo aver conosciuto i programmi dei candidati alla presidenza. Pura commedia dell’arte di sopravvivere: da quando nel calcio ci si basa sui programmi? Giulini è storicamente filo-interista, il Sassuolo è carnascialesco, il Venezia ancora troppo giovane per capire il senso del voto. E poi, perché uscire allo scoperto quando c’è ancora tempo e non si sa mai quel che al mondo ti può capitar? 
3) Non è comprensibile neppure l’ottimismo di Malagò, dal momento che ha contro il Daikin del movimento (leggasi condizionatore ad aria varesina) e Galliani che in passato ha dato una mano (giocatori) a molti club delle leghe Pro e Dilettanti. 
4) Di sicuro c’è che mercoledì conosceremo i nomi dei candidati: mi aspetto qualche tradimento e non escludo le doppie firme. Il calcio italiano è il regno dei traditori: il tradimento non va mai perdonato. Tradire è una scelta, non un errore. 
5) Una cosa s’è capita chiaramente: Malagò sta sulle palle a un sacco di gente e a qualche politico. Pensava di potersi muovere in autonomia dopo aver ottenuto la fiducia della Lega di A: da queste parti non è come al Coni, qui bisogna sempre fare gli interessi di qualcun altro. Lui sogna l’autonomia esistenziale dei cancelli elettrici con la scritta “si chiude da sé”.

 

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Tornando al campionato, è facile prevedere una settimana di elogi per Amorim e di attacchi a Chivu al quale da oltre un anno il derby procura fastidi e dissenso: delle ultime 40 partite di campionato ne ha perse soltanto tre e sempre contro il Milan. Per me resta quello di sabato prima del derby. Uno vero, trai migliori. E poi Lautaro non è proprio sostituibile.