
Milan, altro che ritocchi
Chissà se l’esito inquietante del viaggio a Reggio Emilia metterà in discussione il risultato finale del Milan. Lo capiremo nelle prossime 3 settimane. Di sicuro la prova di ieri permette a chi ha il compito di preparare il mercato della futura stagione di misurare la qualità complessiva della rosa attuale consegnata nell’estate scorsa a Max Allegri. C’è in circolazione qualche sapientone, che non ha mai allenato nemmeno nelle scuole calcio, pronto a giurare che sarebbe stata sufficiente per competere con l’Inter in materia di scudetto. I fatti si sono incaricati di smentire il pronostico superficiale.
In effetti è rimasto nella scia nerazzurra fino alla sfida con il Napoli ma già questo risultato dovrebbe far pensare a una sorta di perfomance di alto livello. Lo scenario di Reggio Emilia è ancora più indicativo perché tiene conto soprattutto di altri giudizi da ricavare. A cominciare da Jashari. È tutto vero: lo svizzero ha avuto un incipit stagionale disgraziato. Si è infortunato quasi subito, prima di prendere confidenza col calcio italiano ed è rimasto fuori dalla scena per molti mesi. Troppi. Nel frattempo - ecco l’autentica fortuna di Max e del Milan stesso - è salito in cattedra il professor Luka Modric e da quella presenza ha tratto sicuramente un cospicuo vantaggio. Passare, da un giorno all’altro, dalla guida sicura del fuoriclasse croato, a quella incerta dell’apprendista svizzero, è stato un passo indietro. Fin dal giorno del recupero fisico (in Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio), Jashari ha avuto poche occasioni per lucidare il proprio stato di forma, per prepararsi alla prova del nove attesa ieri. Al primo contrasto con un rivale è finito a terra come colpito da un fulmine spalancando al Sassuolo l’occasione di apparecchiare il gol dell’1 a 0 di Berardi. Fragile come un grissino verrebbe da dire.
Se poi si passa da Jashari alla scellerata esibizione di Tomori, beh allora si arriva velocemente alla conclusione sorvolando sulla resa di Estupinan. Se non ci fosse stata la maturazione di Bartesaghi, chissà quale sarebbe stato lo scenario attuale. Per andare sul con concreto: se si pensa che il Milan futuro, in una Champions league ancora da conquistare e che impone di giocare ogni tre giorni specie nei primi 3-4 mesi della stagione, abbia bisogno solo di qualche ritocco rispetto all’attuale compagnia, e non invece di un robusto potenziamento tecnico che sia fatto non solo di tecnica ma anche di personalità, allora verrebbe da aggiungere che sarebbe proprio inutile sbarcare nell’Europa che conta. Il vero addebito che si deve mettere nel conto di Allegri è il seguente: è arrivato all’ultimo mese del torneo col fiato corto e con il serbatoio quasi vuoto. Nel girone di ritorno la contabilità è preoccupante: 6 vinte, 4 pari, 5 sconfitte. Troppe per chi ha avuto una striscia di imbattibilità durata 24 turni.
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