In balia delle onde
Nel giro di pochissimi giorni, il Milan si è ritrovato al centro di una tempesta perfetta. E quella imbarcazione, già di fragile fabbricazione, è finita sugli scogli a poche miglia dal porto accogliente della Champions League. Bisogna mettere in fila tutti gli eventi precipitati in sequenza per capire la formazione della tempesta perfetta che ieri sera ha messo nei guai Allegri e i suoi.
Milan, solo un mantra e Fullkrug di fronte a un attacco rimasto senza munizioni
I primi inquietanti segnali sono arrivati dall’attacco rimasto senza munizioni dall’inizio di gennaio quando Pulisic e Leao han perso le misure della porta. A quel tempo, intuito il pericolo, a dispetto delle richieste ripetute è arrivato solo un mantra («non ci sono soldi») e un rinforzo dalla Germania, Fullkrug, nella speranza che potesse dare una mano agli altri della compagnia rossonera (Gimenez era finito sotto i ferri per eliminare l’acciacco alla caviglia e prepararsi al mondiale del Messico). Il suo contributo si è esaurito con un golletto al Lecce e nient’altro. Senza gol, e grazie alla spinta propulsiva di qualche difensore (Pavlovic ha lasciato il segno anche ieri sera, quinto gol) e di Rabiot, il Milan è rimasto comunque in zona scudetto fino alla sfida di Napoli dove sono cadute tutte le pie illusioni di poter competere addirittura con l’armata interista.
Modric infortunato e il Milan ha cominciato a navigare nel buio
Nel frattempo, senza gol e con una striscia inquietante di risultati, è venuta meno anche la brillante salute fisica mostrata nel girone d’andata a conferma che da questo punto di vista le responsabilità dello staff tecnico non si possono nascondere. Nel finale della sfida con la Juve, Modric, l’unica bussola di questa squadra, capace di indicare la rotta giusta, si è fermato per un brutto colpo allo zigomo sinistro e da quel momento il Milan ha cominciato a navigare al buio.
Milan, dalla contestazione partita dai social a quella in curva sud
A completare lo scenario della tempesta perfetta è scattata dopo la sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo una feroce contestazione partita dai social e poi sbarcata anche in curva sud, l’unico vero sostegno fino a qualche giorno prima del Milan scosso anche dal proliferare di voci e indiscrezioni sul futuro, riferite a Tare e Allegri via, l’arrivo di nuovi dirigenti. Così al bersaglio iniziale (per via di una petizione) dell’ad Giorgio Furlani hanno finito col contestare la squadra appena l’Atalanta ha infierito sui rossoneri con il terzo sigillo firmato da Raspadori. La curva sud ha lasciato lo stadio e al suo destino malinconico i rossoneri rammendato da quella botta di orgoglio finale.
A quel punto l’esito era facile da indovinare perché come contro l’Udinese, Allegri e i suoi hanno provato a modificare disegno tattico e protagonisti. Hanno finito invece per aprire una voragine tra centrocampo e difesa già maltrattata abbastanza nella prima frazione da un’Atalanta diventata all’improvviso irresistibile. Chi avrebbe resistito a una sequenza di questo genere? Forse nemmeno il Milan di Gullit e Van Basten. Figurarsi questo Milan che pure ha avuto un numero industriale di occasioni da gol (Leao e Saelemakers gli spreconi) e due sussulti finali. Troppo poco per pensare d’invertire la rotta.
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