
Velasco: "Questa Italia ha gli anticorpi"
Non è Ulisse anche se ormai la sua Itaca non è così lontana, ma di mari ne ha solcati tanti, quasi tutti che forse anche Nolan sarebbe interessato a produrre e girare un’altra Odissea. Intanto stasera a Istanbul Julio Velasco diventa l’unico allenatore nella storia della pallavolo a giocare una semifinale femminile dopo averne giocate altre (4 e tutte vinte) tra gli uomini. Ci aspetta (ore 18 su Rai 2, Sky e Dazn) la giovin Polonia di Lavarini (per lui è la prima), mentre la storia azzurra arriva alla sua 13ª semifinale (5 vinte e 7 perse). Ma torniamo a Ulisse che sa bene cosa vuole: «Vogliamo vincere, non sentirci obbligati a vincere. Per riuscirci serve aggressività e intelligenza».
Velasco, come sta l’Italia?
«Bene, siamo pronti. Finalmente, siamo arrivati a Istanbul. È stato un viaggio lungo, quello di tutta l’estate. Anche se condivido la formula, altrimenti, senza le squadre di casa i palazzetti sono vuoti».
Che Polonia si aspetta?
«Completamente diversa da come l’abbiamo affrontata in VNL e nell’ultimo torneo. Qui hanno battuto la Turchia, giocato buone partite. Sarà una Polonia con molta fiducia e senza nulla da perdere».
Cosa ha insegna la partita con la Svezia?
«Intanto, che abbiamo buoni anticorpi perché alla fine ne siamo usciti fuori soffrendo ma subendo poco, quello che chiedo sempre. Ci siamo ripresi e vinto una partita difficile. Poi, che dobbiamo essere più lucidi. E non c’entra nulla la pazienza di cui sento parlare. I giocatori sbagliano perché non hanno pazienza o perché non trovano la soluzione giusta per quella situazione. Credo che essere lucidi significhi trovare la soluzione per la situazione che si presenta, che non è sempre uguale, perché in tutti gli sport la situazione cambia costantemente. E qui che dobbiamo essere più lucidi».
È un vantaggio rispetto agli altri avere una coppia come Egonu e Antropova?
«Questo non lo so, non mi piace mai parlare prima, porta male. Il nostro è un gioco di squadra, anche se le individualità hanno importanza».
Rispetto ai primi due anni in azzurro che differenze ha trovato?
«Il primo anno è stato un anno strano. Non è stato normale che una squadra vincesse tutto perdendo una sola partita e un solo set in un’Olimpiade. È stato bellissimo, ci ha regalato consapevolezza ma resta strano. Oggi non ci sono cicli lunghi di nessuna squadra, anche nel maschile. C’è un’alternanza ma è una cosa positiva. L’anno scorso era difficile ripetersi con l’oro al collo ma ci siamo riusciti soffrendo molto. È stata una gran bella cosa, perché abbiamo saputo giocare non solo quando è andato tutto bene, come ai Giochi, ma anche quando abbiamo avuto grandissime difficoltà. Quest’anno abbiamo fatto tanti cambiamenti. Da Antropova al riposo delle 4 ragazze e non era facile perché cambia tutto. Apparentemente, sembrerebbe che i calcoli li abbiamo fatti abbastanza bene, nel senso che hanno ripreso il ritmo. Altrimenti il rischio era che non arrivassero bene ai prossimi due anni. L’attività tra club e Nazionale è molto usurante».
Dall’esperimento finito alla marcia indietro con Kate schiacciatrice: è contento della scelta finale?
«Sì, sono contento. All’inizio il suo problema era l’attacco non la ricezione. Sembrava un cosa forzata. Poi invece al secondo tentativo l’attacco ha funzionato subito bene e allora paghiamo volentieri qualcosa in difesa e ricezione. Senza dimenticare il doppio lavoro di “Fers” che prende anche alcune palle di Kate, ma lei deve fare la differenza in attacco come contro la Svezia».
Lo stress test di mercoledì ha scoperto i punti deboli della squadra?
«Sicuramente in ricezione dobbiamo predisporci in modo diverso, ma contro le svedesi quello che non ha funzionato bene è il sistema di muro-difesa, uno dei nostri punti di forza. Quando l’abbiamo fatto è partita la rimonta. È un problema di lettura, di interpretazione, di cambiare posizione a seconda anche del gesto dell’attaccante.
Il muro-difesa è un sistema con due linee, una di muro e una di difesa. Deve funzionare insieme. Invece con la Svezia molte palle sono andate per terra pulite e quindi il sistema non ha funzionato bene e deve tornare a farlo».
A Egonu leader manca solo un po’ di battuta.
«Sì, la prima ormai entra, serve non sbagliare la seconda anche tirandola più facile. Può far male anche tirandola corta. Un po’ come Bernardi, che poi rimaneva fino a notte a fare quello che non veniva bene. Ma la Paola vista con la Svezia è la migliore dell’estate. Comunque con la mia gestione tendiamo a non appoggiarci troppo ad una sola giocatrice, altro errore che abbiamo fatto con la Svezia». Itaca è lì a un paio di colpi di remo, Ulisse-Velasco conosce la rotta.
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