L'Uefa sfida la Fifa: le ragioni dello scontro

L’Europa compatta (Italia inclusa) per fermare il piano di Infantino sulla privatizzazione dei grandi eventi: "Un atto indegno"
Giorgio Marota

Pubblicato il 31.07.2026, 13:49

Quella di Infantino è sempre di più una nuda proprietà. Dopo la fughe di notizie che ha svelato al mondo il suo piano di vendita dei Mondiali - l’imperatore è senza vestiti - ieri il calcio europeo ha ricordato al capo della Fifa che sentirsi proprietario di un bene collettivo non concede in automatico il diritto di usarlo a piacimento. Contro il progetto di una società per azioni dal valore di 20 miliardi di dollari, che si metterebbe sul mercato per attrarre investitori e fondi privati fino a farli diventare comproprietari dei grandi eventi, si è schiarata apertamente l’Uefa al grido di «Boicottiamo i Mondiali». «Nessuna nazionale parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in piedi», l’attacco da Nyon, che ha riunito in videocollegamento tutti i presidenti federali. L’investitore di riferimento sarebbe Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, il genero di Trump, giusto per sottolineare il legame sempre più stretto tra Infantino e il tycoon, che dopo aver esercitato la sua pressione sulla Coppa del Mondo vorrebbe “Gianni” segretario generale dell’Onu. 

Attacco

Tutte unite le 55 federazioni europee, Italia inclusa, nonostante la lettera inviata in mattinata da Infantino. Il capo della Fifa ha parlato di 20 milioni di dollari una tantum per l’adesione al progetto, garantendo poi da 2 a 5 milioni di dollari per i successivi quattro anni. Malagò ha condiviso ogni parola di questo testo: «Respingiamo all’unanimità e senza riserve la proposta della Fifa. La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento: non è in vendita». Ma Ceferin non si è accontentato: «È irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata quasi all’approvazione senza alcuna consultazione - prosegue la nota -. Non si tratta solo di una grave mancanza di leadership, ma di una vera e propria abdicazione al dovere della Fifa di custode del calcio mondiale». E ancora: «Non è una decisione democratica, ma un governo basato sull’intimidazione, un atto di coercizione indegno». Ceferin non sosterrà Infantino nel quarto mandato del 2027, un incarico che ha suscitato grosse polemiche alla luce del fatto che proprio Infantino, subentrando a Blatter, aveva fissato un limite di tre incarichi, per poi ripensarci e stabilire che i primi 39 mesi del suo governo non contavano poiché vissuti da subentrato. Il denaro promesso - e per certi versi mantenuto - dei ricavi ha garantito all’italo-svizzero un credito pressoché illimitato in Africa, Asia e Sudamerica. Anche senza l’appoggio dell’Uefa, insomma, potrebbe restare al timone. La spaccatura però fa rumore. Quella schierata a tutela della purezza del calcio è la stessa Uefa che, negli anni, ha intasato il calendario con tornei nuovi e format extralarge, che ha contribuito a scavare un gap irrecuperabile tra club di prima e media fascia nei campionati nazionali e che la sentenza della Corte Ue in merito alla vicenda Superlega ha accusato di «abuso di posizione dominante». Anche su Ceferin, tra l’altro, restano ombre legate alla rielezione: il dirigente sloveno ha detto che non si ricandiderà nel 2027, intanto però ha fatto modificare lo statuto per concedersi un mandato in più del previsto.