Scandalo per procura
Non c’è pace in via Allegri, tanto che la conferma della legittimità dell’elezione di Giovanni Malagò non dipenderà unicamente dalle eventuali decisioni degli organi di giustizia sportiva chiamati a pronunciarsi, ma anche dalla posizione che prenderà la parte politica dello sport, in primis la Giunta nazionale del Coni. Quello che sembrava un risultato ormai pacifico e archiviato viene oggi rimesso in discussione dalla Procura generale dello sport, guidata dal prefetto Ugo Taucer.
Un ping pong che si arricchisce anche del coinvolgimento della Giunta Coni
Il massimo organo dell’accusa sportiva non ha accolto la richiesta di archiviazione formulata dal procuratore federale, il consigliere di stato Giuseppe Chinè, sulla correttezza delle procedure che hanno portato Malagò alla presidenza della Figc. Se non siamo allo scontro frontale poco ci manca, sta di fatto che ora la palla passa nuovamente all’organo inquirente-requirente della Federcalcio, chiamato a rispondere in maniera più approfondita alle riserve formulate dalla Procura generale. Un ping pong che si arricchisce anche del coinvolgimento della Giunta Coni, la quale ha già fatto sapere, attraverso il presidente Luciano Buonfiglio di non voler affrettare i tempi e che valuterà la questione con la dovuta attenzione e ponderazione.
Malagò, comportamento ineccepibile sotto il profilo della correttezza e lealtà
Il primo dato, abbastanza certo, nella vicenda in esame, riguarda il comportamento di Malagò, rivelatosi ineccepibile e mai in discussione sotto il profilo della correttezza e lealtà: ha dichiarato il proprio status di non tesserato, ha presentato tempestivamente la documentazione necessaria alla candidatura e, all’esito dei voti consegnati dalle componenti all’urna, il 22 giugno è stato proclamato vincitore. Va esclusa, quindi, la sussistenza di profili disciplinari in ordine a tale aspetto. Diverso è, invece, il tema relativo al possesso dei requisiti soggettivi per intraprendere il percorso elettorale da parte di Malagò al momento della presentazione della domanda. Secondo la Procura federale l’iter seguito dal candidato eletto risulta esente da vizi, ipotesi che, invece, la Procura generale non scarta affatto, anzi. Cosa può succedere nel prossimo futuro? All’esito dell’attività supplettiva ordinata dalla Procura generale, in caso di conferma delle conclusioni a cui Giuseppe Chinè è già giunto, il procuratore Coni sarà chiamato a decidere se accogliere la rinnovata istanza di archiviazione oppure respingerla.
Qualora permanesse la divergenza di opinioni in essere, Taucer ha facoltà di avocare, con provvedimento motivato, il fascicolo, laddove ritenga l’intendimento di procedere all’archiviazione irragionevole. Dando, così, corso alla prosecuzione dell’iter che potrebbe portare, extrema ratio, all’annullamento dell’elezione di Malagò e, soluzione ancora più radicale, al commissariamento della Figc. Ne ha i poteri, espressamente riconosciutigli dall’art. 12 quater dello Statuto, in quanto la super Procura svolge la funzione di tutelare la legalità dell’ordinamento sportivo. Così come la Giunta nazionale Coni, dal canto suo, ai sensi dell’art. 7 dello Statuto, esercita il controllo sulle Federazioni Sportive Nazionali, in merito agli aspetti di rilevanza pubblicistica. Arrivando a proporre, al Consiglio Nazionale, il commissariamento delle Federazioni Sportive Nazionali in presenza di accertate gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi ovvero in caso di constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi.
Lo snodo centrale della controversia è nell'interpretazione dell'articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc
Si tratta, lo ribadiamo, di situazioni estreme, d’accordo, ma che rientrano, a pieno titolo, nelle prerogative normativo-regolamentari attribuite agli organi appena richiamati, a maggior ragione in un contesto così delicato, e contestato, quale quello attuale. Al netto delle superiori considerazioni, però, lo snodo centrale della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 29, comma 1, Statuto Figc, segnatamente nel passaggio che prevede, ai fini della candidabilità e conseguente eleggibilità alla carica di presidente federale, che i candidati siano “in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”, di cui si è ampiamente detto nell’articolo pubblicato il 19 agosto scorso, a firma del sottoscritto.
Va ricordato, in argomento, come, in fattispecie assolutamente sovrapponibile a quella in esame, tre stagioni or sono, la stessa Procura generale Coni, con provvedimento firmato da Ugo Taucer, accolse la proposta di archiviazione avanzata dalla Procura federale, richiesta da Chinè, riguardante l’elezione di Giovanni Fontanarossa a consigliere del Comitato regionale Puglia della Figc. Il quale si era candidato, come Malagò, senza che fosse, all’epoca, tesserato per la Figc, poi risultando vincente all’esito dello scrutinio della votazione. Tesseramento sì o tesseramento no, questo il dilemma, la cui interpretazione sembra rimessa in discussione. Interpretazione, quella riguardante Giovanni Malagò, a differenza di quella di Fontanarossa, nel pieno esercizio delle sue funzioni da anni, ancora in posizione di stallo, in attesa dei prossimi sviluppi, che arriveranno, sicuramente, a breve.
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