Sandro e Gianni come una favola

La rivalità fra Mazzola e Rivera: dalle sfide di Inter e Milan all’antagonismo in Nazionale
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

6 min

Pubblicato il 20.09.2026, 11:25

Si sono stimati e sopportati. Sono stati insieme in una Nazionale fantastica che non è mai stata celebrata quanto sarebbe stato giusto. Sandro Mazzola e Gianni Rivera non erano solo i capitani di Inter e Milan, erano molto altro, molto di più, erano l’Inter e il Milan, ovvero il nostro grande calcio degli anni Sessanta. Hanno unito e diviso il Paese. Hanno vinto insieme il primo Europeo dell’Italia, quello del ‘68, della fiaccolata all’Olimpico. E forse la rivalità fra le due stelle di quella Nazionale (ce n’era una terza, la più lucente se contano i gol, la stella di Gigi Riva) è nata proprio in quei mesi.
Siamo nel ‘67 e Mazzola inizia subito a segnare nella Nazionale di Ferruccio Valcareggi che vince 5-0 con Cipro, tripletta di Gigi Riva e doppietta di Sandro, che continua a far gol nel ritorno contro la Svizzera nel vecchio Amsicora a Cagliari. Nel libro che Furio Valcareggi ha scritto raccontando suo padre (“Soltanto col mio babbo sul tetto d’Europa”, uscito prima del trionfo londinese di Mancini), c’è un passaggio che rende chiaro cosa stava per succedere con Mazzola e Rivera. “In quel periodo c’era così tanto entusiasmo in Italia che non si avvertivano ancora problemi fra Sandro e Gianni. Arriveranno solo il giorno in cui Pelé ci riporterà sulla terra, ma intanto anche noi sembriamo marziani”.

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Il 5 maggio del ‘68 l’Italia incontra l’Urss all’allora San Paolo nella semifinale dell’Europeo. In formazione ci sono tutt’e due, interista e milanista. Metterli insieme è stato uno dei capolavori di Valcareggi. Nella battaglia fisica contro i sovietici ci rimette Rivera che dopo pochi minuti si fa male, ma non essendoci le sostituzioni resta in campo per 110' (supplementari compresi) praticamente senza giocare. In finale ci arriviamo grazie alla famosa monetina e Mazzola, tempo dopo, racconterà che quando l’arbitro ha fatto il sorteggio, lui si sentiva tranquillo: “Noi avevamo un capitano fortunato e lo sapevamo, quando c’era una lotteria Facchetti vinceva sempre”. Rivera sa che non potrà giocare la finale contro la Jugoslavia del terribile Dzajic, Mazzola invece è sicuro del posto da titolare. E invece Valcareggi gli preferisce Anastasi. “Ci volle tutta la diplomazia del babbo per far ragionare Sandro”, ha scritto il figlio Furio nel libro. La prima finale finisce uno a uno. Si rigioca la finale-bis due giorni dopo e quella sera Sandro Mazzola è in campo in un attacco così composto: Domenghini, Anastasi, Mazzola, Riva. Valcareggi lo aveva convinto che se avesse arretrato la sua posizione, partendo da dietro, la difesa jugoslava sarebbe andata in difficoltà: “Hai lo scatto, il dribbling, lo spunto per creare dei problemi ai nostri avversari”, gli disse Uccio. Dopo 11 secondi, ma proprio 11, Sandro prende la palla, salta tre avversari e crea la prima occasione da gol. Valcareggi aveva visto bene. Vinceremo l’Europeo con le reti di Anastasi e Riva, ma quel trionfo è anche suo. Rivera può solo assistere.
Milano si infiamma per le gesta di quei due giocatori fantastici. Mazzola con l’Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera vince 4 scudetti, due Coppe dei Campioni, è capocannoniere della Serie A nel 64-65 e della Coppa dei Campioni l’anno precedente. Rivera conquista tre scudetti, 4 Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, una Coppa Intercontinentale. Non c’è di meglio in Italia, nessuno vince quanto loro e negli stessi anni. La rivalità si accende sempre di più e sfocia nel mondiale messicano, nella storica staffetta del ‘70. Valcareggi ne schiera uno per tempo, ma nessuno dei due è d’accordo. "Potevamo giocare insieme, il Brasile ne aveva quattro di numeri 10: Gianni rifinitore, io più avanti in attacco come seconda punta", dirà Mazzola qualche tempo dopo. Fra i due resistono stima e soprattutto rispetto. “Nulla da dire su Sandro, eravamo diversi ma anche in buoni rapporti. Qualcuno però ha fatto di tutto per metterci l’uno contro l’altro”.

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Sono stati la versione calcistica di Coppi e Bartali, la rivalità è stata travolgente per gli appassionati di calcio, divisi fra mazzoliani e riveriani. Fino al giorno della semifinale con la Germania, la più grande partita della storia del calcio italiano. Mazzola gioca il primo tempo e poi resta negli spogliatoi, dove sfascia tutto quello che può sfasciare, per fare entrare Rivera. In quei 75 minuti che restano da giocare, gli azzurri entrano nella leggenda con Italia-Germania 4-3 e Gianni al 111' segna il gol decisivo. Ma nella finale col Brasile tocca di nuovo a Sandro. Che resta in campo fino alla fine. Rivera giocherà solo i famosi 6 minuti finali al posto di Boninsegna. Di nuovo insieme, Sandro e Gianni. Per 6 minuti, ma uno accanto all’altro.

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