Spagna, esibizione totale
Claro que si: c’è anche la Spagna. Notizia abbastanza scontata, eppure sempre di notizia si tratta. Perché nulla è semplice per nessuno in questo Mondiale delle Americhe. Non lo è stato per il Brasile, non lo è stato per l’Inghilterra, non lo è stato per il Belgio e per la Norvegia, meno che mai per l’Olanda. Ma la Spagna no, la Spagna ha gestito la partita contro l’Austria con il medesimo superiority complex della Francia, grande favorita, e anche degli outsider Usa e Messico.
Austria piegata dalla Spagna come canne al vento
La Spagna ha impiegato trentasei minuti per spostare gli equilibri della partita e mettersi nella posizione di trasformare l’appuntamento di Los Angeles in una esibizione di forza, di tecnica purissima e rapidità di palleggio, con gli avversari scherzati e schiacciati, quasi un sequestro di persone all’interno della loro metà campo, omaggiati appena da un falletto sul portiere in occasione del gol (annullato) di Cucurella, salvati dagli interventi do Schlager e dai recuperi disperati dei difensori. Non potevano durare, gli austriaci, e infatti si sono piegati come canne al vento.
Il Mondiale della Spagna è cominciato formalmente ieri
Chi aveva ancora negli occhi il pareggio-incubo contro Capo Verde al debutto, una squadra povera di tutti e di tutto che ha scritto una brutta pagina della sua bella storia, deve per forza rivedere giudizi e pronostici. Immaginiamo che fosse una finta, quella. Il Mondiale della Spagna è cominciato formalmente ieri, dopo le due vittorie salvavita del girone di qualificazione, con una esibizione totale sotto il profilo del collettivo e dei singoli. Dell’armonia di gioco. In fondo, chi può permettersi il lusso di Cubarsì e Pedri, Rodri e Dani Olmo, chi ha il bonus benedetto di quel funambolo screanzato di Lamine Yamal e un centravanti tanto brutto quanto micidiale come Oyarzabal, chi può tenere in panchina Ferran Torres, Nico Williams, Fabian Ruiz, Llorente e Gavi, ha il diritto ma anche il dovere morale di puntare al titolo. Perché, a guardare con la lente di ingrandimento, non c’è reparto che non sia avvitato su eccellenze e non abbia nell’affidabilità la dote migliore. Prova ne sia che, in quattro partite, i gol subiti sono zero e quelli fatti otto.
Sì, c'è anche la Spagna
Sì, c’è anche la Spagna. Viene da chiedersi, semmai, come sia stato possibile che i talenti di Luis De la Fuente ci abbiano messo così tanto per scrollarsi di dosso la ruggine mondiale e mostrare il loro vero volto. Se la Francia ha impressionato fin da subito, la Spagna si è presa il suo tempo ma adesso è in piena corsa per conquistare il titolo che manca da 16 anni, ultimo e unico trionfo in Sudafrica. Il pelo nell’uovo? Capitalizza meno di quanto crea, forse difetta di cinismo sotto porta perché, ad esempio, il confronto contro l’Austria avrebbe dovuto portarsi appresso un risultato diverso dal 3-0 finale, più grosso e più grasso.
Persino più rumoroso. Immaginiamo che per la perfezione molto dipenda da Yamal. Che ha mostrato le solite qualità pazzesche, che si è esibito in tunnel e strappi, in assist e dribbling, che però ha provato a segnare senza riuscirci. Ecco, quando anche Yamal farà davvero il Yamal nella sua giovanissima immensità, come lo stanno facendo Messi, Mbappé, Haaland, non ci sarà più il pelo nell’uovo e la Spagna potrà mostrare in toto il suo straordinario potenziale. E solo questione di pazienza...
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