Inter-Como e la lezione di Cristian
La lezione di ferocia agonistica arriva al minuto 80. Inter-Como è già sul 2-0. Ramon, il centrale di Fabregas, recupera un pallone sulla destra e viene aggredito come solo nei documentari di National Geographic. Prima Lautaro, poi Calhanoglu, quindi Barella, con Mkhitaryan che sta lì a sovrintendere. I quattro azzannano il pallone, lo recuperano e scattano come felini. Se lo passano come nel gioco de La Settimana Enigmistica “unisci i puntini”: si parte da un colpo di tacco di Barella. Uno, due, tre, il pallone finisce a Calhanoglu che dalla sua mattonella segna la terza rete. È l’immagine che rende l’idea della serata dell’Inter. La spietatezza degli uomini di Chivu che impartiscono una lezione al Como del plurielogiato Fabregas. Lezione non solo di calcio, anche di intensità, di agonismo. Di voglia di vincere. Se ci piacesse esagerare, diremmo che Marotta deve ringraziare quel no estivo del tecnico spagnolo. Altrimenti Chivu sulla panchina dell’Inter non sarebbe mai arrivato. Probabilmente avrebbe fatto bene anche Fabregas ma Chivu sta dimostrando partita dopo partita che ci sa fare.
E lo sta dimostrando senza mai rinunciare al suo stile. Uno stile ancelottiano. È per le rivoluzioni gentili e non per il pugno di ferro. Non era affatto semplice, dopo le mazzate dello scorso anno, convincere i calciatori dell’Inter che erano ancora una squadra. Li ha portati a giocare al servizio del collettivo. Con la fame che contraddistingue o le provinciali oppure le grandi squadre immortali come ad esempio il Real Madrid e un tempo la Juventus. Ieri sera lo abbiamo visto persino furioso: al momento della sostituzione, si è trovato davanti Barella e ha gridato come nemmeno Munch avrebbe osato immaginare. Alla fine è uscito Zielinski il calciatore natalizio nel senso di intermittente. L’Inter è per una notte in testa alla classifica, in attesa di Napoli-Juventus (Torino-Milan si gioca domani). In quattordici partite i nerazzurri hanno segnato 32 gol, sono per distacco il primo attacco del campionato. L’impressione è che il romeno sia il tecnico che meglio di altri sia riuscito a far fruttare i concetti di turnover e rosa ampia. Nell’Inter giocano praticamente tutti, non c’è domenica che non ci sia rotazione, non c’è calciatore che non si senta al centro del progetto. Ovviamente conta anche il livello di chi va in campo.
E quando Lautaro e Thuram tornano a segnare nella stessa partita, è più facile che le cose vadano bene. Dimarco è di nuovo il calciatore inesauribile apprezzato fino a due anni fa. Barella si è mangiato il campo e tutto sommato Sommer non ha dovuto compiere nemmeno una parata degna di questo nome. Per la squadra di Fabregas è la seconda sconfitta in quattordici partite (aveva perso a Bologna). Ed è la prima volta che subisce più di un gol. Nessun dramma, quindi. Il Como è ancora nella fase adolescenziale. Anche se la fase adolescenziale non è eterna nel calcio. Un giorno, bisognerà stabilire se, come e quando entrare nel mondo degli adulti. E lì cambierà tutto. Per ora, sono nettamente i vincitori del premio della critica. Ieri Nico Paz, prima di spegnersi come il resto della truppa, ha dimostrato che un calciatore di talento può anche fare un ripiegamento di quaranta metri per bloccare un contropiede. Stava persino segnando di testa. Ma il Como, ricordiamolo, è anche Diego Carlos difensore che definiremmo monteriano: ha menato come un fabbro dall’inizio alla fine.
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