L'Inter di Chivu: una cartolina da San Siro
Quattro gol al Monza, tre al Napoli, cinque all’Udinese, ieri tre al Parma. Siamo a diciotto reti in sei partite: una media di tre gol a partita. Non male. L’Inter di Chivu è sembrata ancora una volta di un altro pianeta. Ha giocato al tiro al bersaglio con gli avversari. Quando ha voluto, ha segnato. Ieri ha cominciato senza Lautaro e nessuno se n’è accorto. Un gol dopo tredici minuti (per gentile concessione della costruzione dal basso), il secondo dopo diciotto e al 31’ la pratica era già bella che archiviata. L’ora residua da giocare è diventata una sgambatura. Sta alle romane oggi evitare che già alla sesta giornata l’Inter possa ufficialmente trasformare il campionato in una cronometro individuale.
Il permaloso Chivu sicuramente si sarà divertito a prendersi la sua ennesima rivincita. Il rumeno è uno che non si fa certo passare la mosca al naso. Aveva annotato sul taccuino le parole di Boban su Sucic: "Credo debba avere più spazio nell'Inter. È evidente che non si senta a suo agio. Se continua così non so quanto senso abbia che resti lì. È una delle migliori mezzali al mondo". E una cosa è rispondere in conferenza (lo ha fatto), un’altra far parlare il campo. Detto, fatto. Ieri è stato il croato a scartare il regalo del portiere Corvi sull’autolesionismo dal basso. A volte ci piacerebbe essere nella testa di calciatori e allenatori quando studiano e lavorano durante la settimana per infiocchettare i gol agli avversari. Fatto sta che per la prima volta dalla morte di Sandro Mazzola, un numero 8 dell’Inter ha segnato. Il suo nome è Sucic. Una cartolina per Boban. Con tanto affetto.
Persino il Var ha voluto partecipare allo show nerazzurro e stavolta non ha potuto esimersi dal richiamare l’arbitro Bonacina per un evidente fallo in area su Pio Esposito e assegnare il rigore. L’ultimo pensiero è dedicato al Parma che ha cambiato l’allenatore dopo l’unica vittoria in campionato. Fuori Cuesta, dentro Gilardino. Fin qui gli emiliani non avevano mai subito tre gol. I presidenti sono quasi tutti uguali. L’unica differenza è che il cattivo esempio lo attribuivano al solo Zamparini. Ma è presto per giudicare Gilardino. Il tecnico sa che d’ora in poi incontrerà solo squadre meno forti dell’Inter.
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