C’è una linea da non varcare
Dino Zoff, Stefano Tacconi, Angelo Peruzzi, Edwin van der Sar, Gianluigi Buffon, Wojcech Szczesny, Michele Di Gregorio, Sono i sette portieri degli ultimi 54 anni di storia della Juventus. Tutti monumenti, tutti nazionali, qualcuno pure campione del mondo. Tranne uno. Verrebbe da chiedersi dov’è l’errore e siccome la risposta alla domanda è così scontata da risultare un filo provocatoria, non ci leghiamo alla schiera di chi spara addosso all’unico nome stonato di questo illustrissimo elenco. Perché non è colpa di Di Gregorio ma di chi l’ha scelto, ritenendolo all’altezza di indossare una maglia che zavorra di più delle mute da sub imbottite di piombo. Insomma, c’è chi ne regge il peso e chi no. Fine.
Ora, certificato che Di Gregorio non è da Juventus e che la Juventus non è roba per Di Gregorio, aggiungendo che Perin è solo un’ottima riserva, arriva il vero punto della (delicata) situazione. A undici giorni dall’inizio del campionato, Luciano Spalletti si ritrova senza portiere dopo aver accarezzato Alisson, Maignan, Dibu Martinez, Svilar, Vicario, Milinkovic Savic, Chevalier, Suzuki, Atubolu, Trubin e forse pecchiamo di memoria. Qualcuno magari sarà anche fantasia, molti in realtà sono (stati) trattati, ma di concreto non c’è ancora nulla. Tanto che, nei fumi di questo agosto rovente, sembra che ci si accapigli per un giapponese nato e cresciuto negli Stati Uniti: il Psg lo comprerebbe per 30-35 milioni e poi lo presterebbe alla Juventus. La ‘sassuolizzazione’ del club più titolato d’Italia sarebbe un inedito. E, con tutto il rispetto, parliamo di Suzuki, da due anni numero uno del Parma, non dell’Arsenal o del Bayern, del City o del Psg medesimo. Insomma, esiste un limite, una sottile linea bianconera da non superare.
Il portiere era e resta una priorità. Anzi la priorità, la prima, la più importante, quella che andava sdoganata a giugno, al più tardi a luglio. Più dell’attaccante e più del centrocampista, più di tutto e di tutti. Assorbiti dalla telenovela Kolo Muani e dal colpaccio Alajbegovic, l’ad Carnevali e il dt Massara sono usciti fuori tempo sulla copertura di un ruolo chiave per l’economia della squadra e gli equilibri psicologici del reperto difensivo. Adesso, con l’acqua alla gola e le immagini di Perth negli occhi, sono costretti a rimediare in fretta e furia. Con il rischio di sbagliare scelta.
Pur nel rispetto del bilancio, dei lacci e lacciuoli che la imprigionano all’Uefa, la Juventus ha il dovere morale di non risparmiare sul portiere. È legittimata a farlo in qualsiasi altro ruolo, ma sul portiere no, perché chi sta in mezzo ai pali è la pietra d’angolo sulla quale viene costruita una squadra e, per estensione del concetto, le ambizioni di gloria. Non hanno senso le scommesse o gli azzardi tecnici: servono certezze per indossare la maglia dei sub. Sintetizzando: caviale e champagne non precotti da supermercato sottocosto.
Le statistiche raccontano che Buffon valesse 10 punti a campionato, sempre le statistiche raccontano che Di Gregorio ne sia costati altrettanti nell’ultima stagione con tutte le conseguenze del caso. Basta leggere l’elenco illustrissimo dei monumenti bianconeri per capire qual è la direzione da prendere.
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