Costacurta: "Milan, alza il livello"

L'ex difensore rossonero, oggi opinionista e commentatore per Sky Sport, dalla morte di Baresi a Mancini ct fino alle coppe europee: "Per un’italiana ai vertici servono ancora 6 o 7 anni"
Giulia Mazzi

Pubblicato il 11.08.2026, 10:15 (Aggiornato il 11.08.2026, 11:08)

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È stato una colonna del Milan più vincente di sempre, terzo per numero di presenze dietro ai compagni Maldini e Baresi. Oggi le entrate non le fa più sui campi di calcio ma col microfono in mano: Alessandro Costacurta, per tutti Billy dalla sua grande passione per il basket quando era adolescente, non si frena nemmeno da quando è passato dall’altro lato della barricata: da oltre quindici anni opinionista e commentatore della squadra Sky nelle notti di Champions e ospite fisso di Sky Calcio Club. «Provatelo a chiedere ai tifosi, se sono troppo morbido col Milan. Da calciatore qualche botta forte per fare male la davo, ora con le parole sono diventato più equilibrato ma non mi faccio influenzare: nessuno può insegnarmi o dirmi che non amo il Milan. Ma se vedo un errore lo dico, proprio come farei in famiglia. Anche se, ci tengo a questa cosa, vorrei sottolineare che mia moglie non sbaglia mai. Scrivilo, mi raccomando!».

Milan, Costacurta da Baresi a Modric fino ad Amorim

A proposito, come vede il nuovo progetto Milan?

«Dopo un inizio abbastanza strano, senza dichiarazioni, si sono mossi bene. Hanno preso un ottimo difensore come Gila, un buon attaccante come Gonçalo Ramos, che lavora molto per la squadra, e hanno riconfermato Modric, che vale come un acquisto. E poi mi piace Amorim: dopo la morte di Baresi ha ricordato la sua legacy e questo mi è piaciuto molto. L’ho seguito a Manchester e soprattutto allo Sporting ed è un allenatore che può ridare entusiasmo a San Siro. I nuovi sono bravi, la squadra è buona, ora serve che quelli dell’anno scorso alzino il livello. Così il Milan potrà tornare veramente a gareggiare per la Champions».

La morte di Baresi ha segnato non solo chi lo ha conosciuto e gli era amico, come lei, ma tutti i tifosi di calcio.

«È un grande dolore però, come insegnava lui, dobbiamo subito voltare pagina. Lui era maestro in questa cosa, tra le tante cose che ci ha insegnato. Era strepitoso, Franco».

In tanti hanno ricordato la caratura dell’uomo, prima ancora che lo straordinario campione.

«È vero, e sotto un certo punto di vista disturba perché tanti ragazzi che si avvicinano al calcio dovrebbero conoscere la storia di Franco, vederlo, guardarlo, studiarlo in campo. I valori dell’uomo erano tanti ma l'impegno mio e dei miei compagni sarà proprio quello di far emergere anche le sue qualità da atleta, il campione che è stato, la sua determinazione, il suo temperamento, le sue capacità di superare gli ostacoli, insomma le sue qualità tecniche. Io porterò avanti la memoria di Franco per tutto il resto della mia vita. È bello che emerga il fatto che fosse una una una persona meravigliosa, però io vorrei che emergesse anche quello che ha insegnato a noi difensori. È stato un grandissimo maestro».

Ha raccolto poco, in termini di trofei, rispetto al fuoriclasse che era. Negli occhi abbiamo ancora la consegna del simbolico Pallone d’oro da parte dell’allora presidente Berlusconi.

«Facciamo cadere un po' questa idea che il pallone d'oro premi sempre i migliori. Se pensiamo che lui, Maldini e Pirlo non l’hanno mai vinto e l’ha vinto Sammer... Non credo che a lui avesse dato fastidio ma sarebbe stato molto felice dell’emozione che ha provocato nelle migliaia di persone che sono accorse per il suo funerale. Quello lo avrebbe commosso».

Un ricordo per far capire ai giovani chi era Franco Baresi?

«Non ce l'ho. Mi ha salvato così tante volte in situazioni dove avevo sbagliato. Aveva sempre un consiglio, voleva trasmettere le conoscenze. Non era geloso, non era invidioso. Quella voglia di condividere è stata veramente la sua più grande qualità».

 

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Modric ha detto che vuole dedicargli un trofeo con il Milan. Come lei, anche il croato continua a giocare ad alti livelli passati di quarant’anni, si rivede in qualcosa?

«Ci lega il fatto che abbiamo sempre cercato di migliorarci giorno dopo giorno. Per mantenere quel livello devi avere delle caratteristiche caratteriali molto spiccate e forse è questo quello che ci unisce, l’aspetto per cui siamo simili. Un carattere forte, disciplina e ambizione. Non mollare mai, anche quando si cade, come ci insegnava Franco».

Cosa manca a questo Milan per tornare ai livelli del vostro?

«Noi avevamo la proprietà che spendeva più di tutti in Europa, faceva arrivare giocatori straordinari. Adesso non rientra nelle prime dieci e questo si vede anche nella scelta sbagliata di alcuni giocatori, che sono stati la vera grande delusione degli ultimi due anni. Non hanno dato quanto potevano e bisogna capire se è stato un problema di carattere o di ambiente. Quando la situazione si è complicata non hanno risposto, vedi il finale dell’ultimo campionato con quel crollo mentale verticale: io me la prendo con loro, più che con l’allenatore o la proprietà».

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