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Allegri, il rischio over

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 07.09.2026, 07:38 (Aggiornato il 07.09.2026, 07:46)

Oggi mi sono svegliato in modalità provvisoria: più che un’analisi, questa è a tutti gli effetti una sottolineatura del momento e del rendimento delle squadre top (o presunte tali). Dopo tre partite, delle prime quattro in classifica nella scorsa stagione solo il Napoli accusa un ritardo, le altre - che hanno conservato la stessa guida - stanno giocando che è una meraviglia e raccolgono ciò che meritano. Inter e Roma hanno fatto il pieno, il Como è a sette su 9, Allegri fermo a tre e insomma mi viene da pensare che le dimissioni di Conte (ha lasciato a terra 20 milioni lordi, staff incluso) fossero più che motivate e figlie dell’ossessione di vincere: aveva capito che la squadra rischiava l’usura e che in estate non si sarebbe fatto mercato. Antonio è attrezzato per i miracoli, ma forse s’è stancato di compierli a secco.

Comme d’habitude, l’aziendalista Max s’è fidato soprattutto di sé stesso, puntando sulla mentalità trasmessa al gruppo dal suo predecessore, sulla qualità di alcuni giocatori e evitando così, colpevolmente, di pretendere due o tre acquisti in grado di assorbire il chilometraggio di sette titolari e rinfrescare un motore molto sollecitato. Il Napoli è una squadra over 30: De Bruyne 35, Spinazzola, Di Lorenzo e Politano 33, Rrahmani e Lobotka 32, Anguissa 31 tra due mesi.

 

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Più equilibrata (anche) anagraficamente è l’Inter il cui punto di forza, la superiorità più evidente - al di là della capacità di Chivu di preparare la gara e interpretarne le fasi - risiede nel potenziale offensivo: Lautaro, Thuram, Pio e Bonny non hanno eguali in campionato e valgono almeno una sessantina di gol, ai quali si possono aggiungere quelli di Dimarco, Barella, Sucic, Diouf, Calhanoglu, Bastoni, Akanji, Zielinski, Jones, Carlos Augusto, Stones e Spence, tutta gente in grado di segnare. Soltanto il portiere e Marotta non hanno modo di buttarla dentro.

La Roma mostra un’aggressività e un’ammirevole sicurezza gasperiniana nelle proprie capacità. Dybala, Koné e Malen le sono indispensabili, rispetto a mesi fa alcuni cambi hanno migliorato decisamente la qualità complessiva delle soluzioni. Là dove c’erano Bailey, Ferguson, Zaragoza, Tsimikas, Baldanzi, Vaz e Ziolkowski oggi ci sono in ordine sparso Castro, Lulli, Soulé (o Mora), Koulierakis, De Roon e Balerdi. E non s’è ancora visto Pellegrini.

Il Como è totalmente plasmato da Fabregas, uno spettacolo per gli occhi interpretato da Paz e Baturina, Da Cunha e Milla, Diao e Perrone, e Valle, Jacobo, Yan Couto, Douvikas, in attesa dell’inserimento di Kean e Liberali. Le prime uscite hanno confermato la crescita della squadra che adesso sa anche amministrarsi.

Milan e Juve hanno valori interessanti e potenzialità per ora inespresse, lo si è capito di nuovo ieri sera. Entrambe possono puntare alla zona Champions: sospetto però che il campionato di Inter, Napoli, Roma e Como possa subire condizionamenti soltanto dalla lunghezza del percorso europeo.

Il talento di Moreira e Alajbegovic non è in discussione, continuo tuttavia a preferire Cisse.

In questo universo provvisorio, le mie valutazioni hanno soltanto un valore di cronaca.